{"id":4924,"date":"2020-11-17T08:05:01","date_gmt":"2020-11-17T07:05:01","guid":{"rendered":"http:\/\/asimmetrie.org\/blog\/e-la-contraddizione-che-muove-il-mondo-vladimiro-giacche\/"},"modified":"2021-05-18T10:51:08","modified_gmt":"2021-05-18T09:51:08","slug":"e-la-contraddizione-che-muove-il-mondo-vladimiro-giacche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asimmetrie.org\/en\/interventi\/opinions-en\/e-la-contraddizione-che-muove-il-mondo-vladimiro-giacche\/","title":{"rendered":"It is the contradiction that moves the world | Vladimiro Giacch\u00e8"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Testo della lectio al convegno <a href=\"https:\/\/www.asimmetrie.org\/past-events\/euro-mercati-democrazia-2020\/\">Euro, mercati, democrazia e&#8230; conformismo<\/a> EMD 2020, svoltosi a Montesilvano (PE) nei giorni 17 e 18 ottobre 2020.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>1. Una fine e un inizio<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00abLa fine di qualcosa\u00bb: cos\u00ec il grande pianista canadese Glenn Gould, rivolgendosi al pubblico prima dell\u2019inizio di uno dei suoi pi\u00f9 straordinari concerti, defin\u00ec la musica di Bach. Il pensiero di Hegel rappresenta l\u2019ultimo grande tentativo sistematico della storia della filosofia, un\u2019ambizione che gi\u00e0 la generazione di filosofi successiva abbandon\u00f2. Da questo punto di vista la filosofia hegeliana \u00e8 davvero anch\u2019essa \u00abla fine di qualcosa\u00bb. Ma d\u2019altra parte \u00e8 innegabile che il pensiero di Hegel abbia esercitato un\u2019enorme influenza sui filosofi successivi. Alcuni aspetti della sua filosofia hanno esercitato un potente influsso sulla storia &#8211; non soltanto del pensiero &#8211; sino ai giorni nostri.&nbsp; La filosofia di Hegel \u00e8 quindi <em>sia una fine che un inizio<\/em>. Per questo motivo, e per un motivo pi\u00f9 importante: perch\u00e9, come vedremo pi\u00f9 avanti, nel suo pensiero la fedelt\u00e0 alla tradizione filosofica, la continuit\u00e0 rispetto a essa, si unisce a un forte elemento di rottura, nientemeno che rispetto a un principio cardine della tradizione filosofica quale quello di identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero di Hegel, al pari di quello di tutti i grandi pensatori, fa parte del patrimonio culturale dell\u2019umanit\u00e0. Allo stesso modo di un monumento storico, di un dipinto, di un brano musicale. In quanto tale, fa parte di una storia. Ma il suo significato non si esaurisce in essa, eccede ogni interpretazione &#8211; e proprio per questo \u00e8 in grado di parlare a generazioni diverse, di divenire alimento di un nuovo pensiero. Il pensiero di Hegel fa parte anche di noi, perch\u00e9 \u00e8 inserito nella tradizione culturale in cui noi stessi pensiamo. Talvolta ridotto a frammenti, a singoli concetti, a frasi isolate, ma comunque gi\u00e0 presente in noi inconsapevolmente anche prima dell\u2019inizio di ogni lavoro interpretativo. Del resto proprio Hegel, che pur negava che un singolo enunciato fosse in grado di esprimere una verit\u00e0 filosofica, aveva una spiccata capacit\u00e0 &#8211; sconosciuta ad altri filosofi &#8211; di condensare pensieri in brevi sentenze. Frasi come \u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale\u00bb, \u00abIl vero \u00e8 il tutto\u00bb, sono familiari anche a chi non abbia studiato approfonditamente il suo pensiero. Qui per\u00f2 ci soccorre un altro celebre detto hegeliano: \u00abci\u00f2 che \u00e8 noto, per ci\u00f2 stesso non \u00e8 conosciuto\u00bb. Non possiamo dire di conoscere il significato di quegli enunciati se non siamo in grado di capire che cosa Hegel intendesse per \u00abrealt\u00e0\u00bb, \u00abrazionalit\u00e0\u00bb, \u00abverit\u00e0\u00bb e \u00abtotalit\u00e0\u00bb. Anzi, proprio l\u2019apparente familiarit\u00e0 con questi (e altri) concetti pu\u00f2 essere fuorviante, non meno di quanto accada con certe parole straniere che hanno un suono simile alle nostre, ma un significato del tutto diverso. I traduttori chiamano queste parole \u00abi falsi amici\u00bb. Anche in filosofia dobbiamo guardarci dai \u00abfalsi amici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli usi possibili di Hegel sono molti: nel suo pensiero si possono ricercare tanto l\u2019istanza sistematica (ossia una lettura unitaria del mondo) quanto concetti utili per la comprensione della storia, tanto un\u2019interpretazione delle scoperte scientifiche del suo tempo quanto una teoria dello Stato e della societ\u00e0. Ma una grande filosofia fa qualcosa di molto pi\u00f9 importante di tutto questo: <em>ridisegna il mondo<\/em>, riconfigura il mondo, cambia il nostro modo di vederlo. Anche quando si parla degli <em>strumenti per pensare<\/em> che una filosofia ci pone a disposizione (quasi che si potesse usare il pensiero di un filosofo come si adopera un utensile), in fondo, se si parla seriamente, si parla di questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Su quali linee ridisegna il mondo Hegel? Quali sono le caratteristiche, i tratti caratterizzanti del suo pensiero?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2.<strong> Caratteri generali della filosofia hegeliana <\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Prima caratteristica: un <em>pensiero anti-dicotomico<\/em>. La filosofia hegeliana rifiuta le dicotomie: gli o&#8230;o, gli <em>aut aut<\/em>, le alternative secche, bloccate. Il ragionare per alternative secondo Hegel caratterizza il procedere dell\u2019\u00abintelletto\u00bb, che separa le cose, crea opposizioni astratte. Intendiamoci, Hegel non pensa che questo modo di procedere sia assolutamente sbagliato (anche questo sarebbe un modo di pensare intellettualistico!). Al contrario: il modo di procedere dell&#8217;intelletto che separa e astrae (il metodo analitico) \u00e8 fondamentale per la conoscenza scientifica. Esso \u00e8 per\u00f2 insufficiente perch\u00e9 \u00e8 unilaterale: in quanto tale, pu\u00f2 consentirci di comprendere alcuni fenomeni \u2013 in particolare alcune strutture della realt\u00e0, relativamente poco complicate \u2013 ma non i fenomeni pi\u00f9 importanti della vita, della storia e della societ\u00e0, e tantomeno la realt\u00e0 nel suo insieme. Per comprendere i fenomeni pi\u00f9 complessi e importanti del reale e per fare filosofia occorre la \u00abragione\u00bb. La ragione \u00e8 capace di pensare la complessit\u00e0, in quanto \u00e8 capace di pensare la \u00abcontraddizione\u00bb, ossia di concepire nella loro unit\u00e0 le determinazioni contraddittorie di cui sono intessute le realt\u00e0 pi\u00f9 complesse. In questo senso Hegel nella <em>Scienza della logica<\/em> afferma che \u00abil pensiero della contraddizione \u00e8 il momento essenziale del concetto\u00bb. Su questo aspetto cruciale della filosofia hegeliana torner\u00f2 pi\u00f9 avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Seconda caratteristica: il <em>rapporto della filosofia con la storia<\/em>. Il pensiero di Hegel individua uno stretto rapporto tra storia e filosofia. In due sensi. Primo: Hegel avversa le filosofie che, presupponendo che la verit\u00e0 sia eterna, contrappongono la storia al pensiero. Al contrario, egli vede uno <em>stretto rapporto tra filosofia e conoscenza storica<\/em>. Per intendere lo sviluppo del pensiero \u00e8 importante conoscere la storia, a cominciare dalla stessa storia della filosofia. Secondo: per Hegel <em>ogni filosofia ha uno stretto rapporto con la propria epoca<\/em>: \u00abla filosofia \u00e8 il proprio tempo appreso in pensieri\u00bb \u00e8 altro un detto hegeliano divenuto celebre.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo molti interpreti hanno tratto la conclusione di uno Hegel \u201cstoricista\u201d. Questo per\u00f2 non \u00e8 vero, in almeno due sensi importanti. Hegel non \u00e8 storicista, se si intende lo storicismo come giustificazionismo storico: per Hegel un&#8217;istituzione, <em>una realt\u00e0 storica non si giustifica per il solo fatto di essere il prodotto di una storia<\/em>, di determinate circostanze. Chi, come la scuola storica del diritto, cerca di far passare \u00abper una giustificazione universale\u00bb l\u2019\u00aborigine di un\u2019istituzione in determinate circostanze\u00bb, finisce secondo Hegel per dimostrare il contrario di ci\u00f2 che vorrebbe: \u00abche cio\u00e8, poich\u00e9 tali circostanze non ci sono pi\u00f9, l\u2019istituzione ha perduto il suo senso e il suo diritto\u00bb. Ma Hegel non \u00e8 storicista neppure in un altro senso: per Hegel <em>la conoscenza della struttura e della funzione di una determinata realt\u00e0 non si identifica con la conoscenza della sua genesi<\/em><em>.<\/em> Al contrario, Hegel contrappone <em>metodo genetico<\/em> e <em>metodo sistematico-concettuale<\/em> del conoscere. Nella sua concezione della conoscenza filosofica la risposta alla domanda \u00abche cosa?\u00bb ha un ruolo centrale, e non si risolve nella risposta alla domanda \u00abcome?\u00bb, e neppure nella risposta alla domanda \u00abperch\u00e9?\u00bb. Questo distingue l\u2019approccio di Hegel sia da quello della tradizione storicistica che da quello di importanti correnti della filosofia del secondo Novecento, prima tra tutte l\u2019ermeneutica. E lo avvicina per contro al filosofo analitico canadese William Dray, il quale, in un famoso dibattito sul metodo delle scienze storiche che si svolse tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta del secolo scorso, rivendic\u00f2 l\u2019importanza per la spiegazione storica della risposta alla domanda \u00abche cosa?\u00bb, e quindi della \u00abspiegazione per mezzo di un <em>concetto<\/em> generale piuttosto che per mezzo di una legge generale\u00bb, della \u00ab<em>classificazione<\/em>\u00bb anzich\u00e9 della esibizione della genesi di un determinato fenomeno storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma vediamo quindi pi\u00f9 da vicino il concetto di \u00abspiegazione\u00bb in Hegel. Per Hegel \u00abspiegare\u00bb un oggetto significa in generale dare una definizione appropriata della sua struttura (meglio: un insieme coerente di definizioni), delimitarne le differenze rispetto ad altri. Quando parla di \u00abspiegazione\u00bb di un fenomeno, Hegel non pensa a spiegazioni genetico-causali (<em>come<\/em> e <em>perch<\/em><em>\u00e9<\/em> si \u00e8 prodotto quel fenomeno), ma alla comprensione della sua costituzione: la sfida \u00e8 riuscire a dire <em>cosa<\/em> sia, a darne una definizione che sia in grado di caratterizzarlo. Inoltre, le categorie che possiamo adoperare per spiegare (nel senso appunto di definire, caratterizzare) un determinato livello del reale non sono adatte a spiegare le modalit\u00e0 di funzionamento del livello superiore. Come afferma Hegel stesso nell\u2019<em>Enciclopedia<\/em>: \u00abnon si deve adoperare una categoria valida per gradi inferiori al fine di spiegare gli altri\u00bb. Per usare un concetto introdotto nel dibattito in epoca successiva a quella di Hegel, potremmo dire che Hegel \u00e8 \u201canti-riduzionista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Terza caratteristica: il <em>razionalismo<\/em> di Hegel. Anche questo tema \u00e8 stato molto dibattuto. Hegel ritiene che la ragione sia in grado di comprendere la realt\u00e0, che il pensiero sia in grado di conoscere la verit\u00e0. Ma come si giunge alla verit\u00e0? Hegel rifiuta tre strade battute dalle filosofie precedenti. Innanzitutto, la verit\u00e0 non si trova all<strong>\u2019<\/strong>inizio della filosofia: alla verit\u00e0 non si perviene attraverso l\u2019intuizione, con un \u00abcolpo di pistola\u00bb immediato, attraverso il misticismo; la verit\u00e0 \u00e8 cosa del tutto diversa dal sapere profondo e incomunicabile caro a certi romantici. In secondo luogo, la verit\u00e0 non coincide neanche con le evidenze dell<strong>\u2019<\/strong>esperienza quotidiana e del senso comune (che per Hegel sono \u00abrappresentazioni\u00bb e non \u00abconcetti\u00bb). La verit\u00e0, infine, non \u00e8 neppure una costruzione deduttiva\/assiomatica, come quelle della matematica o della logica simbolica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Hegel <em>la verit\u00e0<\/em> \u00e8 invece <em>il risultato di un approfondimento, di uno scavo nelle implicazioni delle categorie del pensiero,<\/em> dalle pi\u00f9 semplici alle pi\u00f9 complesse, in un processo in cui le prime rimandano, conducono (e secondo Hegel <em>necessariamente<\/em>) alle seconde: l\u2019insufficienza di una categoria ci spinge a passare a categorie pi\u00f9 adeguate alla conoscenza del reale. Possiamo quindi dire che la verit\u00e0 sia un punto di arrivo? S\u00ec, ma un punto di arrivo che deve tenere presente anche il percorso che ha condotto a esso. Per Hegel infatti la verit\u00e0 \u00e8 sistema, \u00e8 il completo dispiegarsi dell&#8217;insieme delle categorie: in questo senso Hegel afferma che \u00abil Vero \u00e8 l&#8217;intero\u00bb (<em>das Ganze<\/em>, \u00abil Tutto\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo Hegel considera la stessa contrapposizione di vero e falso come una opposizione di carattere intellettualistico. Questa concezione \u00e8 applicata da Hegel anche alla storia della filosofia nel suo complesso. Nella storia dei sistemi filosofici il vero non \u00e8 contrapposto al falso: al contrario, gli \u00e8 realmente superiore in quanto lo ricomprende entro di s\u00e9, nell<strong>\u2019<\/strong>ambito della propria cornice intellettuale. Qui c&#8217;\u00e8, potremmo dire, un esercizio di \u00abegemonia\u00bb da parte della forma di pensiero superiore, che capisce i punti di forza dell\u2019avversario (ossia della filosofia precedente che sta confutando), li ricomprende e metabolizza, relativizzandoli e rendendoli parte del proprio sistema di pensiero. \u00abPrincipio della vera filosofia \u2013 afferma Hegel \u2013 \u00e8 il contenere in s\u00e9 tutti i princ\u00ecpi particolari\u00bb. Quello che vale per la storia della filosofia vale anche per i singoli concetti. Secondo il metodo della \u00abnegazione determinata\u00bb i concetti precedenti si rivelano insufficienti, ma non sono negati, azzerati: al contrario ne risulta un concetto nuovo \u00absuperiore e pi\u00f9 ricco\u00bb di quello superato. Un esempio paradigmatico di questo modo di procedere \u00e8 rappresentato dalle prime categorie della <em>Scienza della logica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quarta caratteristica: il pensiero di Hegel \u00e8 <em>sistematico<\/em>, mira alla costruzione di un \u00absistema della scienza\u00bb capace di abbracciare la realt\u00e0 nel suo insieme in uno sguardo sintetico e unitario. Per Hegel \u00abun filosofare <em>senza sistema<\/em> non pu\u00f2 essere scientifico\u00bb. Hegel \u00e8 l\u2019ultimo filosofo che abbia nutrito quest\u2019ambizione e sia riuscito a perseguirla costruendo un complesso edificio sistematico (i tentativi successivi nella stessa direzione &#8211; si pensi a Nicolai Hartmann o Gy\u00f6rgy Lukacs, o anche a Niklas Luhmann &#8211; appaiono meno articolati e complessi). Il sistema filosofico che ha in mente Hegel \u00e8 un insieme di sottosistemi (logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito), ciascuno relativamente chiuso in s\u00e9: Hegel a questo riguardo nell\u2019<em>Enciclopedia <\/em>parla di \u00abun circolo di circoli\u00bb, proprio per indicare la relativa compiutezza in s\u00e9 di ciascuna delle tre sfere che compongono il sistema pi\u00f9 complessivo. Il sistema, come esposto da Hegel nella sua <em>Enciclopedia<\/em>, include i \u00abconcetti fondamentali delle scienze particolari\u00bb e non entra nel dettaglio di esse. Quindi&nbsp; le critiche incentrate sulla presunta intenzione del filosofo tedesco di insegnare il loro mestiere agli scienziati sono fuori bersaglio. La questione essenziale \u00e8 per\u00f2 un\u2019altra: \u00e8 in generale praticabile questo approccio sistematico al conoscere nel suo complesso? La filosofia successiva a Hegel ha in genere risposto negativamente a questo interrogativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quinta caratteristica: un pensiero della <em>totalit\u00e0<\/em>. Nella disputa tra olismo e riduzionismo, tra pensiero della totalit\u00e0 e individualismo metodologico, Hegel si colloca nettamente nel primo schieramento. Le totalit\u00e0 non sono un\u2019invenzione del nostro pensiero, ma hanno realt\u00e0 autonoma e non sono riducibili alla somma delle loro parti: lo Stato \u00e8 qualcosa di reale, la societ\u00e0 non \u00e8 soltanto un insieme di individui, l&#8217;organismo non \u00e8 riducibile alle sue membra. Il comportamento degli organismi viventi e poi dell&#8217;uomo non sono riconducibili semplicemente a reazioni fisico-chimiche. Allo stesso modo, il funzionamento della societ\u00e0 non \u00e8 comprensibile in base al comportamento dei singoli. Ogni sfera (o livello) della realt\u00e0 ha una sua autonoma legalit\u00e0 di funzionamento, nessuna \u00e8 semplicemente riconducibile alle leggi che regolano il funzionamento delle sue parti o dei livelli precedenti (che per Hegel sono anche inferiori in senso qualitativo). Conseguentemente, ognuna di esse richiede uno specifico modello di spiegazione. In tal modo il pensiero della totalit\u00e0 si articola in Hegel in una serie di <em>livelli di realt\u00e0<\/em> di crescente complessit\u00e0 e perfezione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3.<strong> Dialettica e contraddizione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima caratteristica che desidero trattare \u00e8 quella pi\u00f9 comunemente associata al pensiero di Hegel: il pensiero hegeliano \u00e8 <em>dialettico.<\/em> Ma attenzione: \u00e8 lo stesso Hegel a dirci che ci sono <em>due tipi di dialettica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>primo tipo<\/em> di dialettica \u00e8 quella che possiamo definire \u00ab<em>dell&#8217;intelletto\u00bb;<\/em> si tratta di una dialettica che resta ferma all&#8217;opposizione-contraddizione tra le categorie, e concepisce questa opposizione come un gioco a somma zero (per cui gli opposti si annullano, si escludono ed eliminano a vicenda). A questo tipo di dialettica appartiene la parte della <em>Critica della Ragion Pura<\/em> chiamata \u00abdialettica trascendentale\u00bb, nella quale Kant mostra come si possano argomentare alcuni enunciati tra loro contraddittori: ad esempio, tanto che il mondo sia finito quanto che sia infinito, tanto che l&#8217;uomo sia libero quanto che il suo agire sia necessitato. Per intendere l\u2019importanza storica di questa posizione di Kant bisogna fare un passo indietro, e accennare al primato del principio d\u2019identit\u00e0 e al contestuale rifiuto della contraddizione stabiliti dalla logica classica. La logica classica ci dice che ogni nostro ordinato ragionamento si basa sul principio di identit\u00e0. \u00c8 un principio che non dice granch\u00e9 &#8211; si limita a dirci che una cosa \u00e8 uguale a se stessa &#8211; ma \u00e8 pur sempre un punto di partenza ineludibile per far ordine nei nostri pensieri. Non \u00e8 davvero un caso che le leggi fondamentali del pensiero care alla logica classica, sviluppatasi a partire da Aristotele, siano state codificate nei principii d\u2019identit\u00e0 e di non contraddizione. Se il primo di essi sancisce l\u2019importanza essenziale dell\u2019identit\u00e0, col secondo la contraddizione \u00e8 messa addirittura fuori gioco, esclusa dall\u2019ambito del ragionamento corretto. La contraddizione \u00e8 la negazione, il nemico del pensiero. Ora, \u00e8 proprio su questo punto che con Kant le cose cambiano: il fatto che io possa argomentare allo stesso modo enunciati opposti, tra loro contraddittori, conduce all&#8217;impossibilit\u00e0 di determinare la questione su un piano puramente razionale, ossia di decidere quale dei due enunciati sia vero e quale falso. La contraddizione in questo modo diviene uno scomodo compagno di viaggio della ragione, che si incarica di rammentarle i suoi limiti insuperabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Hegel muove da un esplicito riconoscimento a Kant: l&#8217;affermazione kantiana \u00abdella necessit\u00e0 delle contraddizioni\u00bb \u00e8 \u00abdi valore epocale\u00bb nella storia della filosofia, \u00e8 \u00abuno dei progressi pi\u00f9 importanti e profondi della filosofia moderna\u00bb. Ma a questo riconoscimento fa immediatamente seguito una critica: Kant, ammessa la necessit\u00e0 della contraddizione, l\u2019ha addossata al pensiero. Per Kant, osserva Hegel, \u00e8 il pensiero che necessariamente cade in contraddizione con se stesso su argomenti quali la libert\u00e0 o non libert\u00e0 del volere, sul fatto che il mondo sia finito o infinito, e cos\u00ec via. Questa soluzione \u00e8 per Hegel \u00abbanale\u00bb e \u00abingenua\u00bb, e denota un\u2019eccessiva \u00abtenerezza per le cose del mondo\u00bb: seguendo l\u2019impostazione di Kant, infatti, \u00abnon deve essere il mondo ad avere in s\u00e9 la macchia della contraddizione, ma tale macchia deve spettare soltanto alla ragione pensante, all&#8217;essenza dello spirito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Hegel, invece, la contraddizione non \u00e8 nel pensiero, ma nelle cose: \u00abTutte le cose sono in se stesse contraddittorie\u00bb. \u00abOgni realt\u00e0 effettiva \u2013 argomenta Hegel nell\u2019<em>Enciclopedia<\/em> \u2013 contiene in s\u00e9 determinazioni opposte; perci\u00f2 conoscere un oggetto o, pi\u00f9 esattamente, concepire un oggetto vuol dire prendere coscienza di quell&#8217;oggetto come unit\u00e0 concreta di determinazioni opposte\u00bb. Insomma, la contraddizione \u00e8 nel mondo e non soltanto nel pensiero: in altri termini, essa non rappresenta un semplice stallo del pensiero. Al contrario: il pensiero &#8211; se \u00e8 vero pensiero \u2013 riesce a sostenere e a risolvere la contraddizione: \u00ablo spirito \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 cos\u00ec forte da poter sopportare la contraddizione; ma anche ci\u00f2 che \u00e8 anche capace di risolverla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che entra in gioco il <em>secondo tipo<\/em> di dialettica, quello per cui la contraddizione \u00e8 risolta in una sintesi superiore: questo tipo di dialettica caratterizza la <em>ragione<\/em>, e denota la sua superiorit\u00e0 rispetto all\u2019intelletto.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo cos\u00ec una grande linea di demarcazione che passa tra le diverse strutture della realt\u00e0 e tra le diverse categorie del pensiero. Da una parte abbiamo le strutture (della realt\u00e0) e le categorie (del pensiero) che non riescono a sostenere la contraddizione, e quindi soccombono: l\u2019essere vivente a un certo punto muore perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 conservarsi nel rapporto con il mondo esterno, a sostenere la contraddizione del suo rapporto con esso. Lo stesso accade al modo di ragionare tipico dell\u2019intelletto, il \u00abpensiero formale\u00bb che \u00abtorce subito via lo sguardo\u00bb dalla contraddizione, e cos\u00ec &#8211; osserva Hegel &#8211; \u00abnon fa che passare dalla contraddizione alla negazione astratta\u00bb. In questo caso \u00e8 il pensiero stesso che non riesce a far fronte alla contraddizione, a comprenderla, e quindi subisce uno scacco.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi sono per contro strutture e categorie che riescono a sostenere la contraddizione: la capacit\u00e0 degli esseri viventi di procurarsi del cibo e pi\u00f9 in generale di resistere nel costante confronto con il mondo esterno sono altrettanti esempi della capacit\u00e0 di sostenere la contraddizione. Un altro esempio \u00e8 rappresentato dalla presenza a s\u00e9 della coscienza umana e dalla sua capacit\u00e0, sia nell\u2019attivit\u00e0 teorica che in quella pratica, di appropriarsi dell\u2019oggettivit\u00e0, negandone in tal modo l\u2019indipendenza rispetto al soggetto. Lo stesso accade quando una cultura riesce ad assimilare elementi di altre culture entro il proprio orizzonte, o quando una filosofia supera una filosofia precedente incorporandone, ricomprendendone le tesi essenziali all\u2019interno del <em>proprio<\/em> ragionamento: il superamento <em>(Aufhebung)<\/em> \u00e8 qui una negazione che \u00e8 al tempo stesso conservazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per definire questa capacit\u00e0 di sostenere la contraddizione Hegel usa di preferenza due formulazioni: \u00abmantenersi in unit\u00e0 con s\u00e9 nell<strong>\u2019<\/strong>altro\u00bb ed \u00abessere presso di s\u00e9 nell<strong>\u2019<\/strong>altro\u00bb. \u00c8 questa capacit\u00e0 che individua tanto l\u2019autonomia del vivente rispetto all\u2019esteriorit\u00e0 quanto quella del pensiero, e pi\u00f9 in particolare della ragione, rispetto al suo oggetto. Allo stesso modo, l\u2019Io \u00e8 definito da Hegel come quella cosa \u00abimpossibile\u00bb che \u00e8 \u00abal tempo stesso, relazione semplice a s\u00e9 e, assolutamente, relazione ad altro\u00bb, e \u00abil vero infinito\u00bb come \u00abl\u2019unit\u00e0 di se stesso e del finito\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Con questi enunciati contraddittori Hegel esprime la <em>ricorsivit\u00e0,<\/em> la relazione a se stesso nel rapporto con l\u2019altro, che caratterizzano gli esseri viventi, la soggettivit\u00e0 umana e in generale il mondo storico e del pensiero (quello che Hegel designa con la parola \u00abspirito\u201d). \u00c8 questa <em>autorelazione <\/em>che contraddistingue tanto l\u2019autonomia di ogni essere vivente rispetto all\u2019esteriorit\u00e0 quanto quella del pensiero, e pi\u00f9 in particolare della ragione, rispetto al suo oggetto.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo la capacit\u00e0 di sostenere la contraddizione diviene il carattere distintivo di alcuni specifici enti e strutture del reale: si tratta degli esseri dotati di \u00ab<em>soggettivit\u00e0\u00bb,<\/em> ossia capaci \u2013 in gradi diversi \u2013 di autodeterminarsi, di essere relativamente autonomi rispetto al mondo esterno e in grado di dominarlo: \u00absoggetto\u00bb \u00e8 per Hegel per l\u2019appunto \u00abun ente che ha la contraddizione di s\u00e9 in se stesso ed \u00e8 capace di sostenerla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Detto in altri termini: per Hegel la contraddizione \u00e8 onnipresente nel reale. Essa pu\u00f2 essere <em>aperta<\/em> o <em>superata<\/em>. La contraddizione aperta indica l\u2019insufficienza (Hegel direbbe: la \u00abfinitezza\u201d) di determinate strutture di pensiero (e della realt\u00e0), la contraddizione superata indica la capacit\u00e0, propria di certe strutture del pensiero (e della realt\u00e0), di attuare vittoriosamente un confronto con l&#8217;esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>contraddizione aperta<\/em> (dispiegata, patente, non risolta) segnala l\u2019imperfezione di una determinata struttura del reale, i limiti inerenti a un periodo storico, o l&#8217;insufficienza di una determinazione di pensiero (o di un modo di pensare). Ad esempio, la compresenza di diritto privato e autocrazia imperiale ai tempi dell\u2019antica Roma rappresenta secondo lo Hegel delle <em>Lezioni sulla filosofia della storia<\/em> una contraddizione, per cui \u00abquesto diritto privato \u00e8 perci\u00f2 ugualmente un non sussistere della persona, un non riconoscerla, e questo stato di diritto una completa mancanza di diritto\u00bb. Per Hegel questa contraddizione \u00e8 \u00abla miseria del mondo romano\u00bb, che porter\u00e0 al superamento della corrispondente forma di Stato. Per quanto riguarda il pensiero, un esempio dell\u2019incapacit\u00e0 di pensare la contraddizione si ha quando l\u2019intelletto, pensando che \u00abuna cosa consti di molte materie indipendenti\u00bb, \u00e8 impotente di fronte alla \u00abcontraddizione del sussistere indipendente delle molte materie in uno\u00bb: qui il pensiero \u00absi perde nella salda non-identit\u00e0 dei pensieri\u00bb (ossia nella loro contrapposizione, da cui non riesce a uscire), e finisce per disperare \u00abdi poter giungere da s\u00e9 anche a risolvere la contraddizione in cui esso stesso si \u00e8 posto\u00bb. A questo punto la fissit\u00e0 delle categorie dell\u2019intelletto si dimostra incapace di superare lo stallo del pensiero: deve entrare in campo la ragione, che \u00e8 capace di dominare concettualmente le contraddizioni del reale.<\/p>\n\n\n\n<p>La capacit\u00e0 di intendere il reale nella sua complessit\u00e0, comprendendone e dominandone le contraddizioni, \u00e8 precisamente ci\u00f2 che distingue il pensiero speculativo: \u00abil <em>pensare speculativo<\/em> \u2013 scrive Hegel nella <em>Scienza della logica<\/em> \u2013 consiste solo in questo, che il pensiero tiene ferma la contraddizione e nella contraddizione se stesso\u00bb, anzich\u00e9 lasciarsi \u00abdominare dalla contraddizione, e a causa di questa lasciare che le sue determinazioni si risolvano solo in altre, oppure nel nulla\u00bb. Questa \u00e8 la <em>contraddizione superata<\/em>. Pi\u00f9 in generale, per Hegel il \u00absuperare\u00bb <em>(Aufheben)<\/em> &#8211; ossia negare e conservare al tempo stesso &#8211; la contraddizione, \u00e8 \u00abl\u2019intimo, pi\u00f9 oggettivo momento della vita e dello spirito, per cui un soggetto, una persona, un essere libero \u00e8 tale\u00bb. Per Hegel, come leggiamo nelle <em>Lezioni di estetica<\/em>, \u00abla forza della vita, e ancor pi\u00f9 la potenza dello spirito, consistono proprio nel porre in s\u00e9, nel sopportare e superare la contraddizione\u00bb. L\u2019ambito di applicazione di questo modello concettuale nel pensiero di Hegel come si vede \u00e8 molto ampio, in quanto abbraccia la <em>natura organica<\/em> e l\u2019intero <em>mondo storico-umano<\/em>. La capacit\u00e0 dell\u2019individuo di rimanere presso di s\u00e9 nella contraddizione assume in Hegel anche il carattere di un ideale di forza morale, come emerge da un altro passo delle lezioni di estetica: \u00abl&#8217;intensit\u00e0 e la profondit\u00e0 della soggettivit\u00e0 si fanno tanto maggiori quanto pi\u00f9 infinito e ampio \u00e8 il distaccarsi reciproco delle circostanze e quanto pi\u00f9 dilaceranti sono le contraddizioni, in cui per\u00f2 essa deve rimanere saldamente in se stessa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho gi\u00e0 accennato al fatto che nella <em>storia della filosofia<\/em> e nella <em>logica<\/em> hegeliane il superamento della contraddizione assume l\u2019aspetto di un continuo processo di approfondimento e contestualizzazione delle categorie in contesti di significato superiori e pi\u00f9 ampi. In questo senso, la stessa dialettica hegeliana pu\u00f2 essere vista, seguendo il suggerimento di un interprete attento quale John Niemeyer Findlay, come \u00ab<em>un commento di ordine superiore<\/em> a una posizione di pensiero precedentemente raggiunta\u00bb; \u00e8 ancora Findlay a osservare che quello che fa Hegel \u00e8 qui \u00abin effetti straordinariamente simile a quello che si fa nella sintattica o nella semantica di oggi, o in analoghe discipline formali, quando si passa da un discorso <em>in<\/em> un linguaggio a un discorso <em>su<\/em> quel linguaggio, quando si rende un linguaggio un linguaggio-oggetto <em>di<\/em> un meta-linguaggio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4.<strong> Usi di Hegel: dal marxismo alla cibernetica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Questo processo di approfondimento \u2013 forse a dispetto delle stesse intenzioni di Hegel \u2013&nbsp; non pu\u00f2 avere un punto di arrivo definitivo e assoluto. \u00c8 questa la radice teorica della <em>contrapposizione di metodo e sistema,<\/em> ossia dell\u2019uso del metodo di Hegel contro il suo stesso sistema, che caratterizza le discussioni sull\u2019eredit\u00e0 filosofica di Hegel nei decenni successivi alla sua morte. Questa contrapposizione \u00e8 alimentata anche da una specifica interpretazione dello stesso metodo hegeliano, che diviene prevalente nel secondo Ottocento e finisce per essere condivisa sia dai seguaci che dai critici di Hegel: un\u2019interpretazione secondo la quale la dialettica hegeliana, e in particolare il concetto di <em>contraddizione<\/em>, vanno letti <em>in termini temporali e non logici<\/em>. In base a questa lettura le contraddizioni emergono e si risolvono nel tempo, dando vita a nuove formazioni sia naturali che storiche. Cos\u00ec lo storico della filosofia Kuno Fischer pu\u00f2 affermare che Hegel \u00ab\u00e8 il filosofo del XIX secolo, infatti \u00e8 il filosofo della teoria dell\u2019evoluzione\u00bb, mentre un critico di Hegel come Friedrich Nietzsche scrive addirittura che \u00absenza Hegel non ci sarebbe Darwin\u00bb. Si tratta di un\u2019evidente forzatura del pensiero hegeliano, se pensiamo che Hegel non soltanto afferm\u00f2 esplicitamente che la dimensione dello sviluppo nel tempo doveva considerarsi estranea al mondo naturale, ma ravvis\u00f2 precisamente in questa fissit\u00e0 del mondo naturale uno dei motivi di inferiorit\u00e0 della natura stessa nei confronti del mondo storico-sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uso di Hegel da parte del <em>marxismo<\/em> risente della presenza di questa proiezione della dialettica su un piano temporale.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare per <em>Friedrich Engels<\/em> nel sistema hegeliano \u00abper la prima volta, e questo \u00e8 il suo grande merito, tutto quanto il mondo naturale, storico e spirituale venne presentato come un processo, cio\u00e8 in un movimento, in un cambiamento, in una trasformazione, in uno sviluppo che mai hanno tregua\u00bb. In coerenza con questa interpretazione, Engels legge in chiave temporale la fluidit\u00e0 delle categorie hegeliane, considerando la contraddizione come un qualcosa destinato a risolversi nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Karl Marx<\/em> questa lettura della dialettica hegeliana si riflette soprattutto nella concezione del processo storico per cui il passaggio da una forma sociale a una superiore \u00e8 determinato dalla \u00abcontraddizione\u00bb che insorge tra i \u00abrapporti di produzione esistenti\u00bb e le \u00abforze produttive e materiali della societ\u00e0\u00bb. Ma il rapporto di Marx con il pensiero di Hegel non \u00e8 riducibile a questo aspetto. Nel periodo in cui attendeva alla sua opera maggiore, <em>Il capitale<\/em>, Marx scrisse a Engels: \u00abquanto al <em>metodo<\/em> di lavoro mi ha reso un grandissimo servizio il fatto che per puro caso mi ero riveduto la <em>Logica<\/em> di Hegel\u00bb; e in effetti l\u2019uso delle categorie hegeliane \u00e8 evidente nel testo a stampa, e ancora pi\u00f9 chiaro negli studi preparatori della sua opera maggiore. La concezione del capitale come un \u00abprocesso di autovalorizzazione\u00bb deve molto a Hegel, come pure la definizione del capitale come \u00abtotalit\u00e0\u00bb, \u00absoggetto\u00bb e \u00abfine a se stesso\u00bb. Per Marx la produzione del capitale \u00absi muove tra contraddizioni continuamente superate, ma altrettanto costantemente poste\u00bb, cosicch\u00e9 si pu\u00f2 ben dire che il capitale sia \u00abesso stesso la contraddizione in processo\u00bb. \u00c8 evidente qui l\u2019uso che Marx fa di categorie hegeliane per intendere il modo di produzione capitalistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non senza ragione <em>Lenin<\/em> nei suoi <em>Quaderni filosofici <\/em>pot\u00e9 quindi affermare: \u00abnon si pu\u00f2 comprendere a pieno <em>Il capitale<\/em> di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si \u00e8 studiata attentamente e capita <em>tutta <\/em>la logica di Hegel\u00bb. Per Lenin \u00abla dialettica vera e propria \u00e8 lo studio della contraddizione <em>nell<\/em><em>\u2019essenza stessa degli oggetti<\/em>: non soltanto le apparenze, ma anche le <em>essenzialit\u00e0<\/em> delle cose sono transeunti, mobili, fugaci, separate da limiti solo convenzionali\u00bb. In questa affermazione sono presenti tanto l\u2019idea di contraddizione in senso logico, quanto il concetto di una contraddizione che si risolve nel tempo. E nel breve scritto <em>A proposito della dialettica,<\/em> Lenin critic\u00f2 il marxista russo Plechanov, ma anche lo stesso Engels, per non aver preso abbastanza sul serio il concetto dell\u2019\u00abidentit\u00e0 degli opposti\u00bb, in cui egli ravvisava una vera e propria \u00ablegge della conoscenza\u00bb: la \u00abidentit\u00e0\u00bb o \u00abunit\u00e0\u00bb degli opposti era infatti per Lenin \u00abil riconoscimento (la scoperta) di tendenze contraddittorie, <em>che si escludono reciprocamente<\/em>, opposte, in <em>tutti<\/em> i fenomeni e i processi della natura (spirito e societ\u00e0 <em>compresi<\/em>)\u00bb. Secondo Lenin \u00abcondizione della conoscenza di tutti i processi del mondo nel loro <em>\u2018<\/em><em>automovimento<\/em><em>\u2019<\/em>, nel loro sviluppo spontaneo, nella loro vivente realt\u00e0\u00bb \u00e8 appunto \u00abla conoscenza di essi come unit\u00e0 degli opposti\u00bb: quindi, questa la sua conclusione, la dialettica pu\u00f2 ben essere considerata come la \u00abteoria della conoscenza\u00bb di Hegel e del marxismo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uso e la reinterpretazione delle categorie hegeliane non fu un\u2019esclusiva del marxismo di ascendenza europea. Anche <em>Mao Zedong<\/em> scrisse un importante saggio <em>Sulla contraddizione<\/em>, in cui ravvis\u00f2 nell\u2019idea che \u00ablo sviluppo \u00e8 determinato dalle contraddizioni interne\u00bb una tesi centrale della \u00abdialettica materialistica\u00bb. Per Mao \u00abla causa fondamentale dello sviluppo delle cose non si trova fuori di esse ma dentro di esse, nella natura contraddittoria insita nelle cose stesse\u00bb. Ovviamente, non si tratta qui di una concezione di interesse teorico, ma pratico: \u00abla concezione dialettica del mondo insegna anzitutto agli uomini a osservare e analizzare correttamente il movimento delle contraddizioni nelle diverse cose, e a indicare, sulla base di questa analisi, i metodi per risolvere le contraddizioni\u00bb. Di grande importanza pratica \u00e8 per Mao anche l\u2019ulteriore distinzione tra \u00abcontraddizione principale\u00bb e \u00abcontraddizioni secondarie\u00bb: \u00abin ogni processo di sviluppo di una cosa complessa esistono numerose contraddizioni, tra&nbsp; cui vi \u00e8 necessariamente una contraddizione principale; la sua esistenza e il suo sviluppo determinano o influenzano lo sviluppo delle altre contraddizioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho voluto richiamare l\u2019interpretazione della dialettica di Hegel proposta da alcuni dei principali esponenti del pensiero marxista perch\u00e9 essa rappresenta un caso esemplare di ripresa, uso e al tempo stesso trasformazione delle categorie hegeliane da parte della tradizione culturale successiva. Questa rivisitazione della dialettica hegeliana ha finito spesso per sovrapporsi al pensiero di Hegel e per essere identificata con esso. Tale identificazione non \u00e8 corretta perch\u00e9, come abbiamo visto, il marxismo pone un accento sulla temporalit\u00e0 dei processi estraneo a Hegel, e anche perch\u00e9 \u2013 inevitabilmente \u2013 rielabora e incorpora nel proprio orizzonte teorico solo una parte del vasto repertorio concettuale del filosofo tedesco. D\u2019altra parte, il valore di questo come degli altri usi possibili di Hegel non pu\u00f2 essere stabilito principalmente sulla base della correttezza filologica e della fedelt\u00e0 all\u2019orizzonte teorico del filosofo tedesco, ma su quella della coerenza e della tenuta teorica complessiva del sistema di pensiero all\u2019interno del quale i concetti hegeliani sono inseriti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella <em>seconda met\u00e0 del Novecento,<\/em> il pensiero di Hegel ha trovato un sempre minor seguito tra i filosofi in senso stretto. Per contro, gli sviluppi delle scienze della vita, della societ\u00e0 e dell\u2019informazione hanno riproposto l\u2019interesse di alcune categorie chiave della sua filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, <em>la cibernetica<\/em> (progenitore diretto dell\u2019intelligenza artificiale), con il suo studio dei meccanismi autocorrettivi (omeostasi) nei sistemi complessi, ha sostituito circuiti causali alle semplici catene causali e dischiuso una nuova comprensione del funzionamento dei sistemi viventi cos\u00ec come della mente e dei sistemi sociali. L\u2019incapacit\u00e0 della \u00abcausalit\u00e0 lineare\u00bb (quella che traiamo dall\u2019esperienza della nostra vita quotidiana, e anche l\u2019unica nota all\u2019epoca di Hegel) di spiegare la complessit\u00e0 di un organismo vivente e la stessa dinamica evolutiva delle specie \u00e8 ormai un dato acquisito: a questa causalit\u00e0 lineare e alle sue catene casuali si \u00e8 sostituito ormai da decenni il concetto di circuiti o reti causali, come evidenziato tra gli altri da Franz Wuketits. In questo nuovo orizzonte di ricerca, non \u00e8 sorprendente trovare nelle opere dell\u2019antropologo e sociologo britannico <em>Gregory <\/em><em>Bateson<\/em> un\u2019affermazione di sapore hegeliano come questa: \u00abQuando le sequenze diventano circolari (o pi\u00f9 complesse), la descrizione o proiezione di queste sulla logica, che \u00e8 atemporale, diventa contraddittoria. Si generano paradossi che la logica non pu\u00f2 tollerare\u00bb. Anche qui, come nel caso del marxismo, il recupero \u2013 consapevole o meno \u2013 di categorie hegeliane \u00e8 reso possibile dall\u2019introduzione della temporalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019approccio antiriduzionistico di Hegel trova \u00e8co nella definizione stessa di \u00absistema complesso\u00bb da parte del fisico tedesco <em>Hermann Haken<\/em>: \u00abpossiamo anche definire i sistemi complessi proprio come quei sistemi il cui comportamento non pu\u00f2 essere compreso in maniera semplice a partire dal comportamento dei loro elementi\u00bb. Anche la concezione degli organismi come \u00absistemi aperti\u00bb proposta dal biologo austriaco <em>Ludwig <\/em><em>von Bertalanffy<\/em> nella sua <em>Teoria generale dei sistemi<\/em> &#8211; ma lo stesso si potrebbe dire del concetto di \u00abautopoiesi\u00bb proposto successivamente da <em>Humberto Maturana<\/em> e <em>Francisco Varela<\/em> &#8211; \u00e8 pienamente compatibile con il concetto hegeliano del vivente: \u00abogni organismo \u00e8 in sostanza un sistema aperto. Esso si mantiene in uno stato continuo di flusso verso l\u2019interno e verso l\u2019esterno, di costruzione mediante componenti e di disgregazione di tale costruzione, senza mai trovarsi, per tutto il tempo in cui vive, in uno stato di equilibrio chimico e termodinamico, ma conservandosi in un cosiddetto stato stazionario ben distinto da uno stato d\u2019equilibrio\u00bb. L\u2019autoconservazione del vivente <em>nella<\/em> processualit\u00e0 e <em>attraverso<\/em> la processualit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec espressa da Gregory Bateson: \u00e8 \u00abl\u2019intera massa di processi interrelati detta vita a operare per mantenere il nostro oggetto [di osservazione] in uno <em>stato di cambiamento<\/em> che garantisca il persistere di alcune costanti necessarie, come la temperatura del corpo, la circolazione sanguigna, la glicemia o addirittura la vita stessa\u00bb. Non stupisce che lo stesso Bateson per questa via finisca col dissolvere le cose stesse, suggerendo \u00abl\u2019idea che vedere il mondo in termini di <em>cose<\/em> sia una distorsione suffragata dalla lingua e che la visione corretta del mondo sia in termini delle relazioni dinamiche che governano lo sviluppo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritroviamo questa dissoluzione delle cose in processi negli scritti di <em>Bertolt Brecht<\/em>, che non \u00e8 stato soltanto uno dei maggiori poeti del Novecento, ma anche uno dei pi\u00f9 profondi interpreti della filosofia hegeliana. Nel suo <em>Me-Ti. Libro delle svolte<\/em>, una raccolta di sentenze che imita la forma dei testi classici della filosofia cinese, si legge infatti questa definizione della dialettica (che Brecht ribattezza \u00abil Grande Metodo\u201d): \u00abIl <em>Grande Metodo<\/em> permette di riconoscere nelle cose dei processi e di utilizzare questi processi\u00bb. In Brecht troviamo, in conformit\u00e0 alla tradizione marxista cui aderisce, un forte accento sulla contraddizione come connessa alla <em>processualit\u00e0<\/em> e al <em>mutamento nel tempo<\/em> delle cose: cos\u00ec la formulazione \u00abUno non \u00e8 soltanto uguale a uno, ma anche non uguale a uno\u00bb secondo Brecht \u00abesprime il fatto che non si pu\u00f2 trovare una cosa che si possa indurre a restare fedele a se stessa <em>per molto tempo<\/em>\u00bb (corsivo mio). Ma al tempo stesso in Brecht non manca un richiamo alla contraddizione logica : \u00abSe diciamo \u2018La scienza \u00e8 la scienza\u2019, questa formula \u00e8 valida, a quanto sembra, perch\u00e9 la stessa parola \u00e8 usata due volte. Ma la stessa parola designa cose diverse, <em>e non solo in tempi diversi<\/em>\u00bb (corsivo mio). La sintesi tra l\u2019elemento della processualit\u00e0 e quello della contraddizione \u00e8 data dalla comprensione del carattere drammatico e conflittuale del cambiamento, e dal fatto che questo tipo di cambiamento, e non una situazione di stasi, nella realt\u00e0 rappresenta la regola, non l\u2019eccezione: \u00abNel <em>Grande Metodo<\/em> la quiete \u00e8 solo un caso limite del conflitto <em>(ein Grenzfall des Streits)<\/em>\u00bb, scrive Brecht con parole che sembrano riecheggiare il motto eracliteo secondo cui \u00abil conflitto <em>(\u03c0\u00f3\u03bb\u03b5\u03bc\u03bf\u03c2)<\/em> \u00e8 il padre di tutte le cose\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5.<strong> Conclusione: un risultato che \u00e8 un ritorno <\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Processo, mutamento, conflitto. Al termine del nostro percorso, la rivincita hegeliana della contraddizione sull\u2019identit\u00e0 sembra pervenire al suo estremo approdo: a porre in questione l\u2019esistenza delle cose in quanto tali, per di pi\u00f9 dissolvendole in un fluire mosso e contrastato. Vi \u00e8 per\u00f2 da chiedersi se quello che ci appare come un punto di approdo, come un <em>risultato,<\/em> non sia in realt\u00e0 al tempo stesso un <em>ritorno.<\/em> Pi\u00f9 precisamente, un ritorno alle lontane origini della dicotomia identit\u00e0\/contraddizione, ossia alla convinzione eraclitea che \u00abnessuna cosa \u00e8, invero, mai, bens\u00ec sempre diviene\u00bb, e che quindi \u00abtutte le cose sono e non sono\u00bb: convinzione che Aristotele nella sua <em>Metafisica<\/em> aveva ritenuto \u00abimpossibile\u00bb precisamente sulla base del principio di non contraddizione. \u201cImpossibile\u201d, chioserebbe Hegel, come l\u2019Io e come le diverse forme della soggettivit\u00e0. In effetti, cos\u2019altro \u00e8 in ultima analisi la dialettica hegeliana se non la negazione di quella \u201cimpossibilit\u00e0\u201d?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il video dell&#8217;intervento.<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"video-oembed is-youtube responsive-container\"><iframe title=\"EMD 2020 | \u00c8 la contraddizione che muove il mondo - Vladimiro Giacch\u00e9\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/hPaKyCLkYQc?start=5&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo della lectio al convegno Euro, mercati, democrazia e&#8230; conformismo EMD 2020, svoltosi a Montesilvano (PE) nei giorni 17 e 18 ottobre 2020.&nbsp; 1. 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