{"id":5935,"date":"2019-10-26T09:26:19","date_gmt":"2019-10-26T08:26:19","guid":{"rendered":"https:\/\/asimmetrie.org\/?p=5935"},"modified":"2021-05-18T10:45:07","modified_gmt":"2021-05-18T09:45:07","slug":"why-cant-we-not-call-ourselves-sovereign-carlo-galli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asimmetrie.org\/en\/interventi\/opinions-en\/why-cant-we-not-call-ourselves-sovereign-carlo-galli\/","title":{"rendered":"Why can&#8217;t we not call ourselves sovereign | Carlo Galli"},"content":{"rendered":"<p><em>Trascrizione rivista dall&#8217;autore della <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=r2R9eI7lEXY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">prolusione<\/a> alla conferenza <a href=\"https:\/\/www.asimmetrie.org\/past-events\/euro-mercati-democrazia-2019\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Euro, Mercati, Democrazia 2019 &#8211; Decommissioning EU<\/a>, svoltasi a Pescara nei giorni 26 e 27 ottobre 2019.<\/em><\/p>\n<p>Buon pomeriggio a tutti. Devo parecchi ringraziamenti ad Alberto Bagnai, al presidente Ponti e a tutti coloro che hanno pensato che la mia presenza sarebbe stata utile, oltre che naturalmente a voi che siete qui ad ascoltare.<br \/>\nIo sono qui perch\u00e9 ho pubblicato un libro il cui titolo \u00e8 Sovranit\u00e0; libro relativamente facile, divulgativo, che nasce dal fatto che \u2013 come studioso, molto pi\u00f9 che come politico \u2013 non mi sono per nulla sentito a mio agio con l&#8217;invenzione lessicale del termine <em>\u00absovranismo\u00bb<\/em>&nbsp; e con l&#8217;uso della parola<em> \u00absovranista\u00bb&nbsp;<\/em>come un insulto. E quindi ho messo in piedi una riflessione, il cui contenuto in parte adesso vi consegno. Dico \u00abin parte\u00bb perch\u00e9 nel libro vi sono molti passaggi storici e filosofici che non \u00e8 il caso di portare qui; per\u00f2, alcune questioni \u00e8 il caso di portarle per un obiettivo \u2013 l&#8217;obiettivo fondamentale che in questa fase della mia esistenza io mi pongo \u2013: in questo Paese c&#8217;\u00e8 una gravissima questione di egemonia culturale; detto in un altro modo, c&#8217;\u00e8 una gravissima questione di conformismo.<br \/>\nLa politica, se vorr\u00e0 e sapr\u00e0, potr\u00e0 fare la sua battaglia, ma sicuramente la intellettualit\u00e0 italiana dovrebbe fare la propria e secondo me non la sta facendo \u2013 per una serie di motivi che non voglio neppure enumerare \u2013. La cosa pi\u00f9 importante oggi \u00e8 fare passare l&#8217;idea che \u00e8 possibile un diverso punto di vista sulle cose dell&#8217;Italia, dell&#8217;Europa e del mondo.<\/p>\n<p>Indice<\/p>\n<ul >\n<li><a href=\"#ideologia\">Ideologia<\/a><\/li>\n<li><a href=\"#mortati\">Sovranit\u00e0 (Mortati)<\/a><\/li>\n<li><a href=\"#galli\">Sovranit\u00e0 (Galli)<\/a><\/li>\n<li><a href=\"#avversari\">Gli avversari della sovranit\u00e0<\/a><\/li>\n<li><a href=\"#cenni\">Cenni di storia economica<\/a><\/li>\n<li><a href=\"#europaitalia\">Europa e Italia<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<h2 id=\"ideologia\" >Ideologia<\/h2>\n<p>Un <em>\u00abdiverso punto di vista\u00bb<\/em>, ad esempio, rispetto al fatto che gi\u00e0 questa frase mi verrebbe contestata, perch\u00e9 potrebbe essere accusata di nascondere l&#8217;intento di far nascere e rinascere, inventare, una ideologia nell&#8217;epoca in cui le ideologie sono finite. Ora, questa non \u00e8 l&#8217;epoca in cui tutte le ideologie sono finite. \u00c8 l&#8217;epoca in cui una ideologia ha vinto, e ha giustamente permeato di s\u00e9 tutti \u2013 con scarse eccezioni \u2013 gli ambiti della riflessione, della comunicazione, dell&#8217;azione politica: \u00e8 il neoliberismo. Che non \u00e8 un dato di natura, ma un dato storico, economico, politico, che nasce da alcuni interessi e da alcuni presupposti intellettuali, e ha avuto la capacit\u00e0 di farsi passare per ovvio, naturale e post-ideologico. Dentro questo errore di valutazione la prima a cadere \u00e8 stata la sinistra, che ha creduto a molto di quello che il neoliberismo raccontava di se stesso, lo ha fatto proprio e lo ha spacciato ai cittadini, i quali poi, davanti alle contraddizioni intrinseche del modello socio-economico-politico vittorioso, l\u2019hanno ripudiata.<\/p>\n<p>Questa ideologia, che pi\u00f9 delle altre nega di esserlo, opera inversioni; ad esempio, il rapporto che essa pone fra sovranit\u00e0 e guerra oppure il rapporto che essa pone fra Europa e pace. Si sostiene che la sovranit\u00e0 \u00e8 portatrice di guerra. Ora, naturalmente, la sovranit\u00e0 consiste anche nel decidere di fare la guerra, ma non solo. In ogni caso, la sovranit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec poco in s\u00e9 portatrice di guerra che su ci\u00f2 potremmo chiedere il parere di tutti i popoli ai quali viene fatta la guerra proprio perch\u00e9 non sono sovrani. Certo, si possono fare guerre anche contro Stati sovrani, per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 rischioso; se non si \u00e8 sovrani si \u00e8 pi\u00f9 largamente esposti alla guerra.<\/p>\n<p>Quanto poi al rapporto tra Europa e pace \u2013 <em>\u00abL&#8217;Europa ci ha dato settant\u2019anni di pace\u00bb<\/em> (\u00e8 l&#8217;intero sistema mediatico che lo dice) \u2013 si deve notare che questi anni (non tutti di pace, peraltro \u2013 si ricordino l\u2019Ulster o l\u2019Alto Adige \u2013) non ce li ha dati l&#8217;Europa, se per Europa si intende la UE: ce li ha dati una sconfitta clamorosa dell&#8217;Europa \u2013 che possiamo anche definire benedetta, dato che cosa era in quel momento l&#8217;Europa, cio\u00e8 la preda della Germania nazista \u2013; una sconfitta militare, che ha fatto dell&#8217;Europa non pi\u00f9 il soggetto della politica internazionale, ma l&#8217;oggetto: un oggetto posseduto dai due vincitori extra-europei della Seconda guerra mondiale.<br \/>\nNella parte occidentale, cos\u00ec neutralizzata, alcuni attori credevano di essere Stati nel senso pieno del termine \u2013 parlo della Francia e dell&#8217;Inghilterra \u2013, ma quando hanno provato a fare azioni sovrane in senso classico (1956, Suez) sono stati rimandati a casa da USA e URSS, che stavano azzuffandosi per la questione ungherese, ma che sono state concordi nel vietare agli europei di compiere azioni sovrane. In quel contesto nasce, l&#8217;anno dopo, quello che allora si chiamava MEC, poi CEE e poi, dopo il \u201992, UE, come area di libero scambio, che non dava fastidio a nessuno, e anzi faceva del bene a tutti (in modo disuguale, come sempre avviene).<\/p>\n<p>\u00c8 stato uno dei volani che hanno innescato nel nostro Paese il boom economico. <strong>La UE nasce da una pace che non ha creato<\/strong>: nasce dalla pace creata \u2013 come tutte le paci \u2013 dall&#8217;esito di una guerra. Per cui sentirsi dire <em>\u00abla UE ha portato la pace\u00bb<\/em> \u00e8 un&#8217;autentica barzelletta. La pace l&#8217;ha portata in Europa occidentale la NATO, che ha fatto s\u00ec che non si facessero la guerra tra di loro nemmeno la Grecia e la Turchia \u2013 che se la sarebbero fatta certamente se la NATO non fosse esistita \u2013.<\/p>\n<p>Il secondo dopoguerra \u00e8 stato caratterizzato da un affievolimento \u2013 non dalla scomparsa \u2013 della sovranit\u00e0, tanto in Occidente quanto in Oriente. In Oriente molto sbrigativamente si teorizzava la <em>\u00absovranit\u00e0 limitata\u00bb<\/em>; in Occidente, pi\u00f9 pudicamente, non lo si diceva in modo aperto, per\u00f2 la <em>\u00abdottrina Brzezinski\u00bb<\/em> qualcosa faceva capire, e poi c&#8217;erano le azioni pratiche, pi\u00f9 o meno coperte, che ribadivano brutalmente quelle condizioni insuperabili per le quali vi erano alcuni partiti politici che mai e poi mai avrebbero potuto prendere il potere, nemmeno se avessero avuto il 95% dei voti. Certo, all&#8217;interno del contesto occidentale, il fatto che le sovranit\u00e0 fossero abbastanza sopite non impediva che chi se ne sapeva servire se ne servisse nei limiti del possibile \u2013 la Francia ha continuato a gestirsi l&#8217;impero africano, ad esempio; l&#8217;Italia ha continuato a fare la cosa che sa fare meglio al mondo, cio\u00e8 il doppio, triplo gioco con arabi e israeliani (cosa, peraltro, utilissima a molti) \u2013. Chi sa adoperare la sovranit\u00e0, appena pu\u00f2 la adopera. Certo, la situazione non era pi\u00f9 quella del 1914 o anche del 1939: la piena sovranit\u00e0 non c&#8217;era pi\u00f9. Non si perdono le guerre mondiali gratis; da qualche parte il prezzo emerge.<\/p>\n<h2 id=\"mortati\" >Sovranit\u00e0 (Mortati)<\/h2>\n<p>Ci\u00f2 premesso, basta prendere il Manuale di Diritto pubblico di Costantino Mortati, andare a pagina 99 e seguenti, e leggere quelle tre-quattro pagine per togliersi alcune cattive idee sulla sovranit\u00e0.<br \/>\n<strong>Che cos&#8217;\u00e8 la sovranit\u00e0?<\/strong> Mortati la definisce, prima di tutto, come indipendenza; poi, come il fatto politico-giuridico del potere costituente; infine, come la capacit\u00e0 di possedere la competenza delle competenze.<br \/>\nIndipendenza \u00e8 un concetto empirico: la Catalogna non \u00e8 sovrana perch\u00e9 non \u00e8 indipendente. Indipendenza vuol dire non avere un\u2019altra sovranit\u00e0 sopra di s\u00e9.<\/p>\n<p>La sovranit\u00e0 \u00e8, poi, il fatto politico-giuridico del potere costituente: questo \u00e8 il punto centrale , che ci consente di dire che la UE non \u00e8 un soggetto sovrano. Sovranit\u00e0 \u00e8 la enorme energia che fa s\u00ec che sulle ceneri di un ordinamento ne venga formato uno nuovo. Questo \u00e8 il modo con cui la sovranit\u00e0 si manifesta. Non c&#8217;\u00e8 altro modo per valutare un soggetto sovrano che andare a vedere come \u00e8 nato, la sua origine. Si dir\u00e0 che c&#8217;\u00e8 qualche cosa di violento in questo. Ora, la politica \u00e8 precisamente quella dimensione che in prima \u2013 o in estrema \u2013 istanza fa i conti col fatto che gli esseri umani non sono ordinati per natura, come possono essere le formiche, ma gli ordini se li devono costruire. E per costruire un ordine si devono fare i conti con la storia, cio\u00e8 con gli ordini politici esistenti, che per diversi motivi vanno a pezzi, vanno in crisi, non soddisfano pi\u00f9 alcune esigenze e vengono rimpiazzati da nuovi ordini.<\/p>\n<p><strong>La sovranit\u00e0 ha all&#8217;origine una decisione<\/strong>, una rivoluzione, una guerra civile, una guerra di liberazione, il collasso di un ordinamento. Andate con la vostra mente a cercare un esempio di sovranit\u00e0 che contraddica quello che ho detto: non lo trovate. La nostra Costituzione, che definisce l&#8217;Italia come un soggetto sovrano, non \u00e8 forse nata dall&#8217;incrocio fra una guerra civile, una guerra di liberazione e il collasso di un ordinamento? Non nasce forse da un impiego di energia politica quale mai pi\u00f9 si \u00e8 visto, e quale la nostra stessa Costituzione nega si possa pi\u00f9 dare? Il potere costituente \u00e8 talmente potente che, sulla base della nostra Costituzione, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere attivato; valgono solo i poteri costituiti. La Costituzione nasce nel sangue; poteva andare diversamente, resta il fatto che la nostra \u00e8 una Costituzione orientata, come tutto ci\u00f2 che nasce da una guerra: ci sono i vincitori, ci sono i vinti \u2013 molto sta nel vedere come tratti i vinti, naturalmente; se li escludi o se li includi (alle tue condizioni) \u2013. Le costituzioni sono uno sbocco di energia politica \u2013 particolarmente, le costituzioni otto-novecentesche democratico-rivoluzionarie \u2013. Non c&#8217;\u00e8 altro da dire su questo.<\/p>\n<p>La competenza delle competenze significa, poi, che la sovranit\u00e0 consiste nel decidere chi fa che cosa all\u2019interno delle istituzioni.<br \/>\nAlla luce di tutto ci\u00f2, la UE non ha una Costituzione e non \u00e8 un soggetto sovrano: \u00e8 un insieme di trattati, i cui signori sono gli Stati sovrani. Con questo non voglio dire che la UE non sia qualche cosa di assolutamente cogente, anzi; la sua contraddizione di fondo \u00e8 che \u00e8 estremamente cogente e, al tempo stesso, non \u00e8 sovrana. Se fosse estremamente cogente e sovrana, vorrebbe dire che siamo all&#8217;interno di una sorta di <em>\u00absuperstato\u00bb<\/em> europeo, come un napoletano nel 1861 si \u00e8 trovato a essere all&#8217;interno di qualche cosa che non era pi\u00f9 il Regno delle Due Sicilie, ma era lo Stato unitario italiano. L\u00ec c&#8217;era una sovranit\u00e0 che si era formata e che si prendeva qualche responsabilit\u00e0 (poche); non si fondava certo su una grande energia popolare, e tuttavia c&#8217;era l&#8217;energia della guerra di conquista piemontese e c&#8217;era una egemonia intellettuale \u2013 il pensiero del Risorgimento \u2013. In ogni caso, quando una sovranit\u00e0 funziona, cio\u00e8 quando si \u00e8 usciti dal momento magmatico generativo, e ci si trova \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 in <em>\u00abtempi normali\u00bb<\/em>, la sovranit\u00e0 \u00e8 un rapporto di obbedienza e protezione: cio\u00e8, c&#8217;\u00e8 il comando sovrano sui cittadini, che, a loro volta, sono protetti da quel comando.<\/p>\n<p><strong>La sovranit\u00e0 non c&#8217;\u00e8, in Unione Europea, perch\u00e9 l&#8217;Unione Europea non \u00e8 nata politicamente<\/strong>; quindi, non ha caratteristiche sovrane, tanto che il suo comando \u2013 la moneta unica, con tutto quello che si porta dietro, e lo spazio giuridico unico (non in tutti gli ambiti) \u2013 non corrisponde ad alcuna protezione. Cio\u00e8 la UE comanda ai singoli Stati di costruire il loro bilancio sulla base dei principi che la UE stessa impone (e che, certo, gli Stati hanno sottoscritto), ma le conseguenze non le interessano, sono un problema dei singoli Stati. Ma quando contraddice il principio di responsabilit\u00e0, il potere diventa dominio. La moneta unica \u00e8 costruita in modo da dare la responsabilit\u00e0 delle sue conseguenze agli Stati, che hanno il dovere di obbedire, e, se sono riottosi, sono costretti ad obbedire \u2013 si veda la Grecia \u2013. In ogni caso, meno che mai hanno il diritto di determinare il contenuto del comando \u2013 le regole dell\u2019euro sono inalterabili \u2013. Ecco perch\u00e9 siamo dentro un paradosso.<br \/>\nNon voglio neppure iniziare a dimostrare che la UE non \u00e8 un soggetto sovrano dal punto di vista della capacit\u00e0 di agire sulla scena internazionale. \u00c8 del tutto evidente: non riesce a imporre la propria volont\u00e0 perch\u00e9 non ce l\u2019ha; ha le diverse volont\u00e0, i diversi interessi, degli Stati che la compongono (dei pi\u00f9 forti, almeno). Imprese politico-militari europee si contano sulle dita di una mano.<\/p>\n<h2 id=\"galli\" >Sovranit\u00e0 (Galli)<\/h2>\n<p>Ora, con un linguaggio che non \u00e8 pi\u00f9 quello di Mortati, ma \u00e8 il mio: per parlare della sovranit\u00e0 bisogna considerarla formata da tre diverse dimensioni geometriche.<br \/>\nVi \u00e8 una dimensione che non \u00e8 una dimensione, ma \u00e8 un punto. La sovranit\u00e0 \u00e8 un punto perch\u00e9 \u00e8 il valore non negoziabile a cui \u00e8 appeso l&#8217;intero ordinamento. Detto in un altro modo, \u00e8 la decisione che ha posto l\u2019ordinamento e che lo difende, anche scavalcandolo (in parte), oppure \u00e8 un\u2019altra decisione che lo abbatte e lo sostituisce con un altro. Nel caso italiano qual \u00e8 il valore non negoziabile su cui si fonda l&#8217;intero ordinamento? Sono alcuni dei valori che stanno nei <em>\u00abPrincipi fondamentali\u00bb<\/em> e nelle \u201cdisposizioni transitorie e finali\u201d della Costituzione; su tutti io direi: l&#8217;antifascismo e lo Stato sociale. Dove per antifascismo si intende la lotta storica contro uno specifico totalitarismo, e magari contro i rischi di altri totalitarismi, bench\u00e9 l\u2019antifascismo non vada utilizzato come arma polemica nella lotta partitica quotidiana (non chiunque \u00e8 nostro avversario \u00e8 anche fascista o comunista \u2013 altrimenti questi termini diventano asemantici e perdono la propria seriet\u00e0 \u2013). E poi lo Stato sociale; o meglio, quanto \u00e8 previsto dall\u2019articolo 3, che d\u00e0 alla politica il compito di rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della personalit\u00e0. E qui ci si doveva interrogare se il neoliberismo e l\u2019ordoliberalismo \u2013 i paradigmi economici che sorreggono la UE \u2013 e la loro interpretazione radicale, secondo la quale la politica non deve interferire con la signoria del mercato, sono del tutto in linea con lo spirito costituente.<\/p>\n<p>Ma, oltre che un punto, la sovranit\u00e0 \u00e8 una figura geometrica. \u00c8 l&#8217;ordinamento giuridico, che, per definizione, ha dei confini. Fino a una certa linea vige il codice penale italiano, da quel punto in poi vige il codice penale francese. <em>\u00abDentro\u00bb<\/em> e <em>\u00abfuori\u00bb<\/em> sono gli assi fondamentali del normale funzionamento della sovranit\u00e0: <em>\u00abdentro\u00bb<\/em> c&#8217;\u00e8 la pace, <em>\u00abfuori\u00bb<\/em> c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 della guerra; <em>\u00abdentro\u00bb<\/em> ci sono i criminali, <em>\u00abfuori\u00bb<\/em> ci sono i nemici \u2013 senza possibilit\u00e0 di veder nascere all&#8217;interno un nemico o di criminalizzare il nemico esterno \u2013. Va ricordato ai pi\u00f9 giovani che noi questa cosa l&#8217;abbiamo vissuta, sia durante la guerra fredda \u2013 con la criminalizzazione del nemico esterno \u2013, sia quando ci siamo trovati in casa le BR, che volevano essere riconosciute come nemico politico (cosa che non avvenne, e quindi rimasero nel loro status di criminali).<br \/>\nE infine la sovranit\u00e0 \u00e8 un solido \u2013 e qui i giuristi mi diranno che io sconfino, ovviamente \u2013; cio\u00e8, \u00e8 una societ\u00e0 con la sua dialettica interna. Il soggetto politico sovrano esiste realmente, in carne e ossa: \u00e8 un corpo politico che d\u00e0 la sostanza, la forma e l\u2019orientamento della sovranit\u00e0. In alcuni Stati sovrani comandano i ricchi, altri sono popolari e democratici; alcuni godono di pace civile all&#8217;interno, altri sono connotati da una forte dialettica socio-politica. Questi non sono accidenti della sovranit\u00e0, sue variabili inessenziali: sono la sua sostanza, senza la quale non si comprende neppure la sua forma. La sovranit\u00e0 nella storia non \u00e8 mai solo un punto, non \u00e8 mai solo un ordinamento, ma \u00e8 anche al tempo stesso un solido.<\/p>\n<p>Il vero problema \u2013 non ci entro qui \u2013 \u00e8 che queste, diciamo cos\u00ec, modalit\u00e0 di esistenza della sovranit\u00e0 sono fra di loro sconnesse. Questo vuol dire che <strong>la sovranit\u00e0 non pu\u00f2 mai essere soltanto decisionistica<\/strong>, non pu\u00f2 mai essere soltanto giuridificata, e non pu\u00f2 mai essere soltanto ridotta a un dato sociologico. Qui c&#8217;\u00e8 davvero un elemento inquietante: la politica non pu\u00f2 mai essere solo giuridificata. Essendo qualche cosa di vivo, la sovranit\u00e0 non si manifesta sempre soltanto attraverso contingenze riconducibili alla fattispecie \u2013 non si pu\u00f2 tradurre tutto quello che succede in norme \u2013: ci\u00f2 \u00e8 inaccettabile per i giuristi, ma \u00e8 la storia politica reale. Se la vita politica fosse tutta giuridificabile, sarebbe come dire che \u00e8 tutta tecnicizzabile o come dire che \u00e8 tutta economicizzabile; cio\u00e8, significherebbe sostenere che esiste da qualche parte un principio di neutralizzazione totale delle dinamiche politiche. Questo \u00e8 quello che ci viene fatto credere oggi, ed \u00e8 esattamente ci\u00f2 contro cui noi insorgiamo, ci\u00f2 che noi critichiamo. Perch\u00e9 il vestito, se il vestito \u00e8 unico, \u00e8 sempre non-adatto; e il pensiero, se il pensiero \u00e8 unico, non riesce mai a pensare abbastanza.<br \/>\nQuesto fa parte del fatto che noi stiamo nella storia (non stiamo <em>\u00abfuori\u00bb<\/em>, <em>\u00absopra\u00bb<\/em>), stiamo nella contingenza. Detto in un altro modo (e chiudo su questo punto), la sovranit\u00e0 \u00e8 un concetto, ma \u00e8 un concetto esistenziale, non \u00e8 un concetto puro \u2013 il quadrato \u00e8 un concetto puro (la figura geometrica in cui quattro lati sono tutti uguali e quattro angoli sono di 90 gradi ciascuno: questo \u00e8 un concetto puro) \u2013. <strong>La sovranit\u00e0 \u00e8 un concetto esistenziale<\/strong>, cio\u00e8 \u00e8 l&#8217;espressione della volont\u00e0 di esistere come soggetto di un certo gruppo politico. Ed <em>\u00abesistere\u00bb<\/em> significa esporsi alla contingenza, al rischio. Allora, se ragioniamo cos\u00ec diventa una cosa estremamente seria. Cerchiamo di capire dai palestinesi o dai curdi o dai somali o dai libici che cosa vuol dire sovranit\u00e0. Esistono? No, non esistono come soggetto politico; esistono come singoli individui, come bande, come trib\u00f9, ma non esistono come soggetti sovrani.<\/p>\n<h2 id=\"avversari\" >Gli avversari della sovranit\u00e0<\/h2>\n<p>Ora, perch\u00e9 stiamo qui a riflettere sull\u2019abbicc\u00ec di ogni pensiero giuridico di diritto pubblico o di storia del pensiero politico o di storia politica? Perch\u00e9 sprechiamo il nostro tempo prezioso nel pensare ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato pensato? Perch\u00e9 \u00e8 un po&#8217; di anni che ci dicono che nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 vero; che tutto ci\u00f2 \u00e8 preistoria, fascismo, grettezza d&#8217;animo; che fa venire il cambiamento di clima \u2013 questa l&#8217;ho letta davvero: il sovranismo produce il cambiamento climatico \u2013. Chi dice ci\u00f2? Chi sono gli avversari della sovranit\u00e0? Eccone alcuni.<br \/>\nIl singolo individuo, che, in teoria, l&#8217;ha prodotta attraverso le forme del contratto politico moderno; per\u00f2, nella realt\u00e0 storica ha sempre trovato nella sovranit\u00e0 un limite \u2013 anche se sa che senza quel limite egli, individuo, non avrebbe la vita sicura; come diceva Thomas Hobbes: noi ci mettiamo insieme per godere in sicurezza dei frutti della nostra industria. Il Leviatano sar\u00e0 una triste realt\u00e0, per\u00f2 senza di lui le cose vanno peggio \u2013. L&#8217;individuo, quindi, prova a indebolire la sovranit\u00e0: \u00e8 il liberalismo.<\/p>\n<p>Poi \u2013 ben pi\u00f9 potenti \u2013 ci sono fattori universalistici, che detestano la sovranit\u00e0 in quanto essa vive di limiti, di confini, di determinazioni; questi sono: il diritto, che non \u00e8 soltanto il diritto interno, ma \u00e8 anche il diritto internazionale; la morale \u2013 \u00e8 difficile rinunciare all\u2019idea di una morale universale \u2013; l&#8217;economia capitalistica moderna \u2013 la quale nasce dentro lo Stato, custodita allevata, protetta, nutrita, salvaguardata dallo Stato, ma la sua vocazione \u00e8 globale; non da adesso, da sempre \u2013.<br \/>\nAllora, pensate a quello che veniva detto quando vi era un altro ministro dell&#8217;Interno, che bloccava i porti: da una parte c&#8217;era la tesi <em>\u00abio difendo i confini\u00bb<\/em>; dall&#8217;altra c&#8217;era la tesi <em>\u00abi confini non vanno difesi perch\u00e9 vi sono valori universali che sono superiori ai valori particolari\u00bb<\/em>. E tutto ci\u00f2 veniva argomentato, quando lo era, attraverso iniezioni potentissime di emozione, cio\u00e8 di casi singoli, emblematici. Poi, veniva argomentato attraverso la moralit\u00e0: <em>\u00ab\u00c8 immorale comportarsi cos\u00ec\u00bb<\/em>. Ma anche attraverso l&#8217;economia: <em>\u00abCi fanno comodo i migranti\u00bb<\/em>. E infine attraverso il diritto, tanto interno quanto internazionale: l&#8217;universale contro il particolare, la norma contro la decisione. A questi si aggiunge, poi, l&#8217;argomento principe: l\u2019antitesi vecchio-nuovo. <em>\u00abTu sei vecchio, vecchissimo, morto&#8230; tutta questa roba andava bene nell\u2019800, ma adesso c&#8217;\u00e8 la globalizzazione\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, se per globalizzazione si intende il fatto che 350 milioni di cinesi sono stati messi al lavoro e hanno distrutto le classi operaie occidentali, da una parte, e, dall&#8217;altra, hanno fatto della Cina la fabbrica del mondo, certo che la globalizzazione c&#8217;\u00e8. Se per globalizzazione si intende il fatto che le amministrazioni di sinistra statunitensi ed europee hanno deregolato i meccanismi di allocazione delle risorse finanziarie a livello mondiale, per cui chiunque abbia dei soldi li pu\u00f2 spostare in un decimo di secondo qua e l\u00e0 come vuole, \u00e8 vero. Da ci\u00f2 discende forse che il mondo \u00e8 diventato privo dell&#8217;<em>\u00abesterno\u00bb<\/em>, cio\u00e8 che la logica sovrana dell&#8217;<em>\u00abinterno-esterno\u00bb<\/em> non vale pi\u00f9? Ne siamo certi? Forse che non esiste un capitalismo cinese diverso dal capitalismo statunitense? Forse che non esiste la proiezione di potenza verso l&#8217;esterno di una serie notevolissima di entit\u00e0 politiche?<\/p>\n<p>Ma non sono soltanto Cina, USA, Russia; di Stati che fanno politica internazionale, cio\u00e8 proiettano in modo strategico la propria potenza militare ed economica, ce ne sono parecchi: Israele, Turchia, Giappone (sul piano militare no, ma sul piano economico c&#8217;\u00e8, eccome), India, Brasile, fra un po&#8217; ci sar\u00e0 la Nigeria. Descrivere il mondo globalizzato come un mondo privo di centri di potere sovrano \u00e8 veramente dire il falso. Ho letto poco tempo fa l&#8217;articolo sul Corriere della Sera di un ex ambasciatore il quale, dopo aver fatto una analisi corretta del contesto internazionale, diceva sconsolato <em>\u00abma guarda tu com&#8217;\u00e8 possibile che il mondo sia tutto pieno di sovranismi\u00bb<\/em>. Ma non sarebbe bastato dire <em>\u00abguarda tu come \u00e8 normale che il mondo sia tutto pieno di sovranit\u00e0\u00bb<\/em>? Chi \u00e8 che va a spiegare a qualunque Stato che non \u00e8 uno Stato sovrano&#8230; tranne che a noi. Noi stiamo riuscendo nell&#8217;impresa di creare la non-sovranit\u00e0 in un Paese solo, come Stalin aveva creato il comunismo in un Paese solo.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che le dinamiche economiche globali esistono, e non si sovrappongono perfettamente alle dinamiche politiche sovrane (per definizione, parziali): i grandi centri di potere politico non governano pienamente l\u2019economia globale, ma la intercettano, la deviano, se ne servono e ne sono a loro volta utilizzati. La sovranit\u00e0, oggi, esiste in un ambiente esterno ancora pi\u00f9 difficile che in passato; ma non sta morendo, non \u00e8 in rovina.<\/p>\n<h2 id=\"cenni\" >Cenni di storia economica<\/h2>\n<p>Noi siamo vissuti dal secondo dopoguerra dentro il sistema di Bretton Woods (1944), che era un sistema a trazione americana, a egemonia intellettuale molto all&#8217;ingrosso keynesiana, e sicuramente fondato sugli Stati. Questo sistema \u00e8 andato in crisi per un motivo essenzialmente esogeno, cio\u00e8 il fatto che il barile di petrolio \u00e8 passato in poche settimane da quattro a ottanta dollari. Inoltre, gli americani avevano fatto un\u2019inflazione mostruosa per la guerra in Vietnam, per cui era nata una situazione ingestibile col paradigma keynesiano, cio\u00e8 la stagflazione. Chi ha qualche anno ricorder\u00e0 che Andreatta emetteva bond al 22% perch\u00e9 c&#8217;era l&#8217;inflazione al 20. Ci\u00f2 \u00e8 male, ovviamente, e a ci\u00f2 \u00e8 seguita una cura da cavallo, cio\u00e8 la nascita, la messa in pratica di un paradigma economico che era nato tra l\u2019Otto e il Novecento, cio\u00e8 il marginalismo austriaco, tenuto di riserva nei grandi dipartimenti economici anglosassoni, rispolverato alla bisogna \u2013 premio Nobel a Hayek, che ne \u00e8 il grande sistematore, nel &#8217;74; in parallelo, mano libera ai <em>\u00abChicago Boys\u00bb<\/em> per mettere ordine in Cile \u2013. Mentre il modello keynesiano \u2013 mi perdonino gli economisti \u2013 ha un nemico che \u00e8 la disoccupazione, il nuovo modello (che tanto nuovo appunto non \u00e8) ha invece un altro nemico, l&#8217;inflazione, e lo debella, perch\u00e9 \u00e8 un modello deflattivo: ci devono essere pochi soldi in giro, e quei soldi devono essere prevalentemente nelle tasche di pochi. Perch\u00e9 ci siano pochi soldi l&#8217;economia non deve funzionare con la domanda interna, ma con le esportazioni; non ci devono essere alti salari, n\u00e9, quindi, conflitto sociale, e dunque \u00e8 necessario che il conflitto sociale venga, da una parte, criminalizzato, dall&#8217;altra giudicato obsoleto (<em>\u00abSiamo tutti nella stessa barca\u00bb<\/em>). Questo modello economico implica che il fattore centrale del sistema economico non stia pi\u00f9 nel lavoro, ma nel consumo; cio\u00e8 \u00e8 un\u2019economia dell&#8217;offerta.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio tutto ci\u00f2 passa \u2013 dapprima nel mondo anglofono \u2013 perch\u00e9 i poteri forti di questo pianeta lo fanno passare, cio\u00e8 si cominciano a fare politiche di questo tipo. Poi, passa perch\u00e9 viene fatto piacere, perch\u00e9 \u00e8 tutto costruito sulla esaltazione della capacit\u00e0 imprenditoriale di ciascun singolo; cio\u00e8, detto in un altro modo, stimola il desiderio: mentre l&#8217;altro modello, precedente, era dopotutto fondato sopra la disciplina, sopra la previsione del futuro \u2013 <em>\u00ablavora duro oggi perch\u00e9 domani tuo figlio star\u00e0 meglio\u00bb<\/em> \u2013, qui invece si dice <em>\u00absii un avventuriero, godi, consuma, mettiti alla prova, segui il tuo sogno, sii te stesso&#8230;\u00bb<\/em>. Chi \u00e8 giovane ha sentito solo questo modo di ragionare, fino alle parole del papa supremo: <em>\u00abStay hungry, stay foolish\u00bb<\/em>.<br \/>\nVoi capite: te lo fanno piacere, soprattutto se il tutto \u00e8 condito dalle campagne gestite dai giornalisti dei grandi giornali di propriet\u00e0 dei grandi capitalisti, campagne contro i partiti politici, contro i corpi intermedi, contro i sindacati. <strong>L\u2019obiettivo \u00e8 che la societ\u00e0 sia priva di divisioni strutturali (classi)<\/strong>; che sia, come si dice, <em>\u00abliquida\u00bb<\/em>, un magma indistinto di individui, tutti controllati, controllabili, valutati, valutabili, e la logica del capitale deve estendersi su tutta la societ\u00e0. Nessuna isola, nessuna eccezione, nessuna riserva indiana \u2013 tra un po&#8217; dovrai pagare anche quando vai a fare la comunione \u2013. Di sicuro siamo tutti mercificati. Che cosa \u00e8 costruirsi un curriculum \u2013 cosa a cui i giovani sono tenuti, mentre quelli della mia et\u00e0 non sapevano nemmeno che cosa fosse \u2013? \u00c8 mettersi addosso un&#8217;etichetta, garantire la tracciabilit\u00e0 della merce. Che cosa \u00e8 il turismo di massa se non la trasformazione delle citt\u00e0 in scenari, in quinte di uno spettacolo, in merci urbane? Nulla e nessuno deve resistere alla potenza del capitale. Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;idea che i vecchi non devono votare perch\u00e9 sono economicamente non propensi al rischio? Si dir\u00e0 \u00abma quella era una provocazione\u00bb. Il dramma agghiacciante sono le risposte di quelli che non sono d&#8217;accordo \u2013 \u00abI vecchi sono economicamente utili\u00bb \u2013. Ecco che cos&#8217;\u00e8 egemonia: tradurre la cittadinanza in utilit\u00e0 economica, e poi discutere se una persona \u00e8 economicamente utile o no. Egemonia \u00e8 questo, e chi non l\u2019ha \u2013 invece di dire <em>\u00abil terreno di gioco lo metto io\u00bb<\/em> \u2013 accetta il terreno di gioco di un altro; dissente sui particolari, ma non sul principio generale. Da quando in qua si valuta la cittadinanza sulla base della capacit\u00e0 economica? Dal Dreiklassenwahlrecht di Humboldt (siamo in Prussia, all\u2019epoca delle riforme dopo la sconfitta di Jena, 1808-1809), quando il terzo pi\u00f9 alto in reddito eleggeva un terzo dell&#8217;assemblea, per cui uno Junker aveva milioni di voti, mentre il suo contadino ne aveva uno. I voti si pesano e si contano, qui.<\/p>\n<p>La prima ondata mondialista negli anni \u201990 era giocata sul registro euforico: <em>\u00abSii te stesso, segui il tuo sogno, fai debiti\u00bb<\/em>. Dopo il 2008 ha preso un&#8217;altra tinta ed \u00e8 diventata: <em>\u00abCome ti sei permesso di fare debiti; maledetto peccatore, morirai per questo\u00bb<\/em>. In questa forma di capitalismo la ricchezza si presenta in forma <em>\u00abliquida\u00bb<\/em>, finanziaria; il sistema fa accumulazione attraverso le bolle: ogni tanto le bolle scoppiano e molti restano bruciati. Da un punto di vista sociologico, poi, le sue dinamiche sono orientate, lo abbiamo gi\u00e0 detto, alla distruzione delle differenze: dei partiti, che sono differenze organizzate; dei sindacati; dei ceti, prima di tutto il ceto medio, soprattutto quel ceto di disgraziati, come i professori universitari, i professionisti, gente che credeva di essere indipendente per <em>\u00abBesitz und Kultur\u00bb<\/em>, propriet\u00e0 e cultura, e adesso scopre di essere dipendente come l&#8217;ultimo dei salariati: <em>\u00abCredevi di avere una certa pensione? Io te la abbasso. Credevi di avere uno status sociale? E io te lo tolgo. Credevi di avere diritto alla considerazione della Repubblica perch\u00e9 insegni, perch\u00e9 sostieni intellettualmente questo Paese? Abbasso i professoroni! Viva l\u2019ignoranza!\u00bb<\/em> (l\u2019esaltazione della societ\u00e0 del sapere, del ruolo centrale della ricerca per lo sviluppo, \u00e8 la riduzione del sapere a specialismo settoriale, con divieto assoluto che il sapere assuma un ruolo critico). La distruzione del ceto medio \u00e8 uno degli obiettivi sociologici fondamentali del neoliberismo, che \u2013 torno a dire \u2013 vuole una societ\u00e0 di atomi scollegati fra di loro, e semmai collegati soltanto a internet e a Facebook. Naturalmente, a questo livellamento corrisponde una crescente disuguaglianza fra la massa dei poveri e la minoranza dei ricchi.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le promesse disattese sono state tante e cos\u00ec amare le disillusioni, che nel crollo del paradigma economico \u2013 nel crollo delle speranze che da esso erano state veicolate \u2013 \u00e8 stata travolta anche la democrazia, la fiducia del popolo nelle istituzioni democratiche. Quella complessa congerie di istituzioni, di processi, ma anche di valori, che si assommano nella democrazia liberale rappresentativa \u00e8 in grave difficolt\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 troppo stabilmente associata al modello economico che l&#8217;ha schiacciata, l\u2019ha stravolta, l&#8217;ha fatta diventare una postdemocrazia. La protesta (che le forze dell\u2019establishment classificano come populista e sovranista, perch\u00e9 \u00e8 una richiesta di protezione del popolo allo Stato, che difenda la societ\u00e0 dalle incontrollate dinamiche economiche sovranazionali) si manifesta non solo contro il paradigma economico ma \u2013 anzi pi\u00f9 spesso \u2013 contro le sue istituzioni politiche, che quello stesso paradigma ha svuotato e reso praticamente risibili. Tutto il mondo, oggi, conosce una serie di focolai di rivolte violente, ma al tempo stesso non bene indirizzate, contro lo status quo; tutto il mondo, dal Cile a Hong Kong, da Barcellona a Parigi, eccetera. Questo sistema non regge, non \u00e8 pi\u00f9 considerato vitale, vivibile. La globalizzazione \u00e8 dunque contraddetta nel suo presupposto fondamentale \u2013 cio\u00e8 l\u2019arricchimento generale attraverso l&#8217;individualismo \u2013 dal fatto che le societ\u00e0 che hanno subito pi\u00f9 potentemente la globalizzazione sono societ\u00e0 in rivolta. Inoltre, la globalizzazione \u00e8 contraddetta dal gi\u00e0 ricordato pluralismo politico mondiale.<\/p>\n<h2 id=\"europaitalia\" >Europa e Italia<\/h2>\n<p>In Europa, ed eccoci al punto, non ci siamo dati soltanto un modello neoliberista; ci siamo dati un modello ordoliberista. L\u2019ordoliberismo \u00e8 una variante del neoliberismo, che tra l&#8217;altro si \u00e8 definito esso stesso neoliberismo fino a che, a un certo punto, ha cominciato a chiamarsi ordoliberalismo perch\u00e9 uno dei suoi fondatori, Walter Eucken, ha fondato una rivista che si chiamava <em>\u00abOrdo\u00bb<\/em>. Si tratta dell\u2019\u00abeconomia sociale di mercato\u00bb tedesca. Ora, da settant\u2019anni ai tedeschi le cose vanno spesso pi\u00f9 bene che male \u2013 e l\u2019ordoliberalismo li ha tirati fuori in qualche modo dal disastro del 1945 \u2013. Per\u00f2, ha dei presupposti molto cogenti. \u00c8 diverso dal modello neoliberista essenzialmente per questo: mentre il neoliberismo crede che nel migliore dei mondi possibili non ci sia politica, perch\u00e9 il mercato si autosostiene, si autogiustifica, e solo in questo basso mondo \u00e8 necessaria la politica (ma solo perch\u00e9 faccia riforme antisociali e filomercato), al contrario, l\u2019ordoliberalismo pensa il mercato come qualche cosa di fragile, bisognoso del continuo intervento della politica, a partire dalla grande decisione politica che lo instaura. Il mercato deve essere costituzionalizzato, deve diventare un pezzo di costituzione.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, gli ordoliberisti condividono l&#8217;idea che i prezzi si formano attraverso la concorrenza, e che la politica qui non deve entrare. Qual \u00e8 quindi l\u2019intervento della politica? Sostanzialmente, deve prevenire o neutralizzare il conflitto sociale. Idea comune al neoliberismo, certo, ma sorretta qui dal vecchio organicismo tedesco. L\u2019ordoliberismo esprime una visione organica della societ\u00e0 ed \u00e8 stato anche considerato una delle dottrine economiche della Chiesa cattolica, tanto \u00e8 legato all&#8217;idea \u2013 antichissima, peraltro \u2013 della societ\u00e0 come corpo, per cui tutti gli organi devono volersi bene gli uni con gli altri. Vietatissima la parola conflitto, quindi. I sindacati devono essere incorporati dentro le imprese, le ali estreme vanno tagliate: per cui, fuori i nazisti, poniamo, e fuori i comunisti. E poi? E poi lo Stato non deve fare debiti, che generano inflazione (l\u2019atavico timore dei tedeschi), e deve impedire che nascano cartelli fra le imprese e che i sindacati ostacolino l&#8217;armonica composizione dei prezzi. I salari, sempre, devono essere bassi \u2013 voi potreste dire \u00abI tedeschi hanno salari alti\u00bb: in realt\u00e0, hanno salari che sono molto inferiori a quello che potrebbero essere \u2013. L\u2019ordoliberalismo \u00e8 un\u2019idea e una pratica della societ\u00e0, non solo dell\u2019economia. L&#8217;economia, nel suo complesso, non \u00e8 trainata dalla domanda interna, ma dalle esportazioni. Il che genera un problema di saturazione dei mercati, che si \u00e8 gi\u00e0 manifestato; inoltre, ovviamente, a un certo punto le pratiche neomercantiliste (e il relativo surplus della bilancia commerciale) disturbano qualcuno (nello specifico, gli americani). Infine, la Germania di oggi attua un ordoliberalismo dimezzato, perch\u00e9 il solito socialista \u2013 Schr\u00f6der \u2013 fra il 2003 e 2004 ha fatto un paio di riforme che hanno drasticamente ridotto l&#8217;elemento di Stato sociale presente in senso organico nella costituzione materiale tedesca, introducendo i mini-jobs, per cui anche in Germania c&#8217;\u00e8 gente che campa con 400 euro al mese.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;euro \u00e8 il marco. \u00c8 fatto allo stesso modo, risponde alla stesse logiche, alla stessa filosofia politico-economica \u2013 l\u2019ordoliberismo \u2013. I tedeschi non lo volevano fare; fino a quando i francesi non l&#8217;hanno chiesto come contropartita del permesso di fare la riunificazione. La quale a sua volta ha in s\u00e9 degli enormi problemi, come ci insegna Giacch\u00e9 \u2013 ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia \u2013. <strong>L\u2019euro nasce, sostanzialmente, per due motivi:<\/strong> costituire un baluardo che non faccia travolgere i Paesi della UE dalle dinamiche globali; e tenere la Germania attaccata all&#8217;Europa, dato che la Germania ha sempre avuto la tendenza a spostarsi verso la neutralit\u00e0 (io non sono antitedesco: la mia cultura \u00e8 tedesca). Inoltre, la Germania \u00e8 oggi un Paese democratico; per\u00f2, \u00e8 un Paese fuori scala rispetto agli altri Stati europei, bench\u00e9 abbia perduto un terzo del suo territorio; e poi, \u00e8 ben organizzato (certo, ha problemi all&#8217;interno \u2013 chi non ne ha? \u2013 perch\u00e9 non hanno investito in casa propria); \u00e8 molto popoloso. Ora, i tedeschi hanno sempre detto \u00abalmeno il marco ce lo lasciate: non fa male a nessuno, anzi\u00bb. E quando hanno detto \u00abd\u2019accordo, rinunciamo al marco e facciamo la moneta comune\u00bb, lo hanno detto soltanto perch\u00e9 l&#8217;euro era uguale al marco e perch\u00e9, bench\u00e9 moneta unica, non era collegata ai bilanci dei singoli Stati. Cio\u00e8, la tesi tedesca \u00e8: \u00abNon \u00e8 che abbiamo la moneta unica e abbiamo un bilancio unico dell\u2019eurozona, cos\u00ec noi ci dobbiamo prendere anche i debiti degli italiani; gli italiani si tengano i loro debiti e facciano la loro politica economica in modo tale da poter rimanere dentro l&#8217;euro\u00bb. Dall\u2019euro la Germania ha tratto grandi benefici: ha svalutato un po\u2019 il suo marco troppo forte; ha attratto capitali; ha potuto gestire l\u2019euro senza difficolt\u00e0, perch\u00e9 rispondeva al suo tradizionale modello economico; si \u00e8 potuta adattare al contesto globale in una posizione di forza (il suo surplus commerciale lo dimostra); si \u00e8 potuta costruire un\u2019area economica assai robusta nel Centro Europa, fino al Nord-Italia; ha potuto dividere l\u2019eurozona in Paesi creditori e Paesi debitori. Ma ora tutto ci\u00f2 \u00e8 a rischio; il grande gioco \u00e8 giunto al capolinea.<\/p>\n<p>Ecco, dopo un lungo periplo ci siamo arrivati. E allora diciamo che la questione della sovranit\u00e0 si pone \u2013 in un senso o nell\u2019altro \u2013. Infatti, l\u2019affievolirsi della logica bipolare mondiale ha riportato alla luce le antiche sovranit\u00e0 europee, proprio mentre, in parallelo, queste tentavano di dare vita, con la UE e l\u2019euro, a un\u2019entit\u00e0 sovranazionale; che per\u00f2 non \u00e8 risultata sovrana, n\u00e9 vitale, perch\u00e9 le \u00e8 mancato l\u2019impulso politico costituente. E quindi la UE oggi funziona col metodo intergovernativo, ovvero attraverso il diverso peso che hanno, inevitabilmente, le diverse sovranit\u00e0. Ma proprio per ci\u00f2 l\u2019Italia non pu\u00f2 restare in questa posizione intermedia: avere dell\u2019euro tutto il peso (anche il vantaggio della stabilit\u00e0 dei prezzi, certo), tutti gli obblighi economici e sociali, e dovere far fronte ai suoi obblighi da sola. Qualcosa si deve muovere.<br \/>\nCerto, il movimento \u00e8 possibile, in via teorica, anche verso la creazione di una <em>\u00abpi\u00f9 stretta Unione\u00bb<\/em>; si tratterebbe della creazione di una sovranit\u00e0 federale, sovrastatuale: gli Stati Uniti d\u2019Europa. Grandi investimenti in <em>\u00abeconomia verde\u00bb<\/em>, grande generosit\u00e0 nella condivisione del debito \u2013 almeno quello futuro \u2013; grande rafforzamento della dimensione comunitaria della governance; grande integrazione delle forze armate e dei concetti strategici; nuovo ruolo politico del Parlamento, con possibilit\u00e0 di ridiscutere il modello economico. Rispetto a questa ipotesi, per\u00f2, ci vuole realismo; non basta evocarla come un mito. Si deve comprendere che a ci\u00f2 \u00e8 necessario un immenso potere costituente, una mobilitazione politica continentale, rispetto alla quale i <em>\u00absovranisti\u00bb<\/em>, i reazionari, sono proprio gli attuali ceti dirigenti delle singole entit\u00e0 statali nazionali \u2013 sicuramente delle pi\u00f9 forti \u2013. Ma \u00e8 quasi inutile parlarne; di volont\u00e0 politica unitaria su scala continentale non c\u2019\u00e8 traccia: la Francia non diventer\u00e0 come la California, n\u00e9 la Germania come il Texas.<br \/>\nIn alternativa a questo salto in avanti c\u2019\u00e8 il non far nulla, o quasi; dentro la UE, una parvenza di buona volont\u00e0, quando non costa nulla, e molta attenzione agli interessi nazionali. Da parte italiana, la ricerca di qualche deroga alle durezze dell\u2019euro, che non modificher\u00e0 la nostra cronica mancanza di fondi da investire nei molti fronti scoperti (Universit\u00e0, scuola, ricerca, infrastrutture, sanit\u00e0, pubblica amministrazione) e che non ci far\u00e0 uscire dalla posizione di fanalino di coda nella crescita economica (dentro un\u2019area, quella dell\u2019euro, che a livello mondiale \u00e8 quella che cresce meno) e di spazio aperto a ogni scorreria dei capitali stranieri. Un lento declino, insomma, dell\u2019economia, della politica, della democrazia.<\/p>\n<p>Oppure, c\u2019\u00e8 come ulteriore alternativa una nuova immissione d\u2019energia intorno ai problemi reali del Paese \u2013 teorici e pratici \u2013. Un\u2019energia che non vuol dire immediatamente <em>\u00abusciamo dall&#8217;euro\u00bb<\/em>, <em>\u00abriprendiamoci la sovranit\u00e0 monetaria, e ogni altra\u00bb<\/em>, con mossa unilaterale. Vuol dire che la prima cosa da fare \u00e8 costruire un discorso scientifico, storico, politico, economico, che non sia coincidente con la autonarrazione dell&#8217;establishment. Che non sia costellato di divieti, di ricatti moralistici, di intimazioni al silenzio, di slogan, di banalit\u00e0, di falsificazioni storiche, e di partiti presi. Un discorso che non si collochi all\u2019interno dell\u2019egemonia dell\u2019establishment, che non parta dall\u2019intimidatoria domanda <em>\u00abdove pensi di andare col debito pubblico che ti ritrovi?\u00bb<\/em>. Un discorso che veda il debito non come il nostro problema principale ma come il risultato di una serie di atti politici, e certo non come un castigo divino inesorabile. Io do il mio contributo in questa direzione: voglio che le parole siano dette in un altro modo, voglio che i concetti siano espressi in un altro modo, voglio che i fatti siano visti da un altro punto di vista. Un punto di vista realistico.<br \/>\nE allora, cominciamo col dire che l\u2019Italia non \u00e8 mai stata una potenza di vertice in Europa. Siamo sempre stati in serie A \u2013 ma sempre a rischio retrocessione \u2013. Siamo nati centosessant\u2019anni fa senza capitali, senza alfabetizzazione, senza popolo, senza vera unit\u00e0 economica, con istituzioni deboli, con un apparato amministrativo zoppicante; ma dopo venticinque anni gi\u00e0 volevamo fare un impero coloniale oltremare. Stavamo in piedi solo perch\u00e9 avevamo i capitali inglesi e francesi, per\u00f2 ci accoglievano \u2013 un po&#8217; sottogamba \u2013 nel concerto delle potenze. E che cosa facevamo? Cercavamo un rapporto privilegiato con la Germania, e lo abbiamo sempre avuto: siamo complementari, sotto tanti profili. Poi, quando la Germania ci spingeva a fare cose eccessive o per noi dannose, sia pure a prezzo di figuracce e di tragedie riuscivamo a cambiare bandiera. Non sar\u00e0 bello, ma la politica internazionale non \u00e8 fatta da boy scout; \u00e8 fatta da soggetti che vogliono sopravvivere.<br \/>\nIn ogni caso, i nostri problemi sono mutati, ma non sono stati superati: debole statualit\u00e0 e debole capitalismo ci perseguitano anche oggi. Ma l\u2019euro quei problemi non li risolve, forse li esaspera. Allora, in generale un rapporto forte con la Germania per l&#8217;Italia \u00e8 opportuno; ripeto, siamo complementari. Ma in quel rapporto che oggi \u00e8 non solo un rapporto fra Stati, ma un rapporto fra parti della UE che hanno anche moneta comune, dobbiamo portare pi\u00f9 sovranit\u00e0. Sovranit\u00e0 non vuol dire che noi crediamo di essere grossi, ricchi e potenti come la Germania, e che come questa possiamo essere egemonici nella UE e nell\u2019euro: non possiamo, e basta. E non vuol dire neppure esser \u00absovranisti\u00bb \u2013 cio\u00e8 xenofobi, reazionari, chiusi, provinciali \u2013. Vuol dire che dobbiamo avere (riconquistare) un margine di manovra per riuscire a calcolare il nostro interesse nazionale, sulla base di un&#8217;analisi lucida e realistica del contesto interno e internazionale.<br \/>\nNoi non abbiamo mai avuto nella nostra storia un <em>\u00abvincolo esterno\u00bb<\/em> cos\u00ec cogente, stringente, ineluttabile, come l&#8217;euro. Ci siamo legati le mani senza ritorno, e non \u00e8 stato un legarsi le mani solo economico: <strong>sposando l&#8217;euro si sposa l\u2019ordoliberalismo<\/strong>, cio\u00e8 il concetto che l&#8217;economia non funziona sulla base della domanda; che i salari devono essere bassi; che la cosa pi\u00f9 importante di questo mondo \u00e8 il pareggio di bilancio, e lo si mette perfino in Costituzione. Abbiamo sposato una bella serie di vincoli e di problemi; ci siamo costruiti una gabbia, ci siamo chiusi dentro e abbiamo buttato via la chiave. L\u2019euro \u00e8 divenuto il destino, l&#8217;ineluttabile, l&#8217;incontrovertibile. Cio\u00e8 \u00e8 qualche cosa che non pu\u00f2 essere discusso; \u00e8 il punto archimedico della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;abbiamo fatto? Perch\u00e9 la nostra borghesia nei suoi personaggi di punta (Carli, Ciampi, Andreatta, Prodi, eccetera) ha pensato che l\u2019Italia \u00e8 un Paese difficile, ingovernabile, in mano a politici che tendono a fare clientelismo. Ed ecco le due mosse per uscire dall\u2019impasse: la prima \u00e8 il \u00abdivorzio\u00bb fra il Tesoro e la Banca d&#8217;Italia \u2013 la lettera di Andreatta a Ciampi nel 1981 \u2013 (in realt\u00e0 si tratta di uno sviluppo dell\u2019adesione italiana allo SME del 1979) che rientra in una strategia anti-inflazionistica, e che ha avuto come esito la trasformazione dell\u2019inflazione in debito (lo Stato non pu\u00f2 farsi comperare il debito dalla Banca d\u2019Italia, e quindi crea debito verso i mercati finanziari); di quella strategia fa parte anche la lotta contro la scala mobile \u2013 insomma, l\u2019armamentario neoliberista all\u2019attacco, l\u2019inizio del progressivo sottofinanziamento dello Stato sociale, che \u00e8 l\u2019impresa storica della seconda e (finora) della terza repubblica. La seconda mossa \u00e8 l\u2019ingresso nell\u2019euro, come sviluppo dello SME. Sostanzialmente \u00e8 passata l&#8217;idea che la sovranit\u00e0 come concetto esistenziale, come modo d\u2019essere nel mondo in quanto popolo che esiste politicamente, \u00e8 un\u2019idea obsoleta: si sta al mondo per far tornare i conti economici pubblici e per far incrementare a dismisura gli introiti privati di quelle minoranze che dall\u2019ordoliberalismo stanno guadagnando.<\/p>\n<p>Ecco, <strong>parlare di sovranit\u00e0 davvero vuol dire parlare di democrazia oggi<\/strong>. Sovranit\u00e0 \u00e8 democrazia oggi, perch\u00e9 significa porsi la domanda sul come fa un popolo a essere signore del proprio destino; e ci\u00f2 non vuol dire vivere in una bolla senza vedere come funziona il mondo, ma vuol dire non accettare l&#8217;idea che tutto \u00e8 gi\u00e0 stato deciso, e che, come diceva la signora Thatcher, <em>\u00abnon c&#8217;\u00e8 alternativa\u00bb<\/em>. Se la storia, negli anni Ottanta, andava in una direzione, oggi \u2013 anche alla luce dei problemi che da quelle decisioni sono sorti \u2013 deve essere possibile pensare che si possano prendere nuove decisioni: ponderate, naturalmente, perch\u00e9 \u00e8 in gioco il futuro del Paese, le nostre ricchezze, i nostri risparmi \u2013. Sovranit\u00e0 \u00e8 riprendere il volante, non accettare pi\u00f9 il pilota automatico.<br \/>\nDemocrazia \u00e8 non solo l&#8217;ordinato svolgimento del processo politico, non \u00e8 soltanto lo Stato sociale: \u00e8 <strong>tenere aperta la discussione e la praticabilit\u00e0 dei fini della politica<\/strong>. Noi, invece, abbiamo ricevuto tutto gi\u00e0 fatto, preconfezionato: i fini e i mezzi ci sono gi\u00e0 stati consegnati, non si deve fare altro che obbedire \u2013 per di pi\u00f9, a un sistema intrinsecamente instabile e pericoloso \u2013. Non \u00e8 una prospettiva da popolo libero, da donne e uomini liberi. Parlare di sovranit\u00e0 vuol dire parlare di questo, entrare nell\u2019ordine d\u2019idee che sul presente e sul futuro si pu\u00f2 democraticamente riflettere. Chi non ti lascia parlare di sovranit\u00e0 o non sa nulla oppure la sa troppo lunga. Fu detto che chi parla di umanit\u00e0 ti vuole ingannare; oggi posso dire che chi parla di Europa, e non ammette che si parli di sovranit\u00e0, ti vuole dominare.<\/p>\n<p>CARLO GALLI, <em>professore<\/em>&nbsp;<em>ordinario di Storia delle Dottrine Politiche presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Bologna<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trascrizione rivista dall&#8217;autore della prolusione alla conferenza Euro, Mercati, Democrazia 2019 &#8211; Decommissioning EU, svoltasi a Pescara nei giorni 26 e 27 ottobre 2019. 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