{"id":7752,"date":"2022-06-17T16:05:26","date_gmt":"2022-06-17T15:05:26","guid":{"rendered":"https:\/\/asimmetrie.org\/?p=7752"},"modified":"2024-07-19T12:32:26","modified_gmt":"2024-07-19T11:32:26","slug":"lo-stato-dei-dati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asimmetrie.org\/en\/interventi\/opinions\/lo-stato-dei-dati\/","title":{"rendered":"Lo stato dei dati"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo mesi e mesi di lavoro quotidiano dall\u2019inizio della pandemia, io ed il mio gruppo di ricerca, <a href=\"https:\/\/statgroup-19.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">StatGroup-19<\/a>, siamo arrivati alla conclusione che c&#8217;\u00e8 un\u2019asimmetria \u2013 a dire il vero, pi\u00f9 di una \u2013 nello stato dei dati.  Un\u2019asimmetria riguarda la <strong>comunicazione dei dati<\/strong>: viviamo oggi in una societ\u00e0 in cui l&#8217;accesso ai dati, ovvero alle informazioni, conferisce un grande potere, perch\u00e9 permette di condizionare la coscienza delle persone. Lo statistico fornisce con i numeri una fotografia di quello che sta succedendo in un dato contesto, dopodich\u00e9 i dati vanno interpretati ed \u00e8 l\u00ec che la sensibilit\u00e0 dell&#8217;esperienza fa la differenza. Eppure quello che abbiamo visto in questi 18 mesi \u00e8 che l&#8217;interpretazione dei dati troppo spesso \u00e8 stata approssimativa, e gli statistici, all&#8217;inizio, sono stati addirittura messi da parte. Una seconda asimmetria \u00e8 data dal fatto che tutti noi abbiamo delle convinzioni a priori, che per\u00f2 a volte si scontrano con concetti come quello di causalit\u00e0, nient\u2019affatto banale, o con la realt\u00e0 dei dati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questi ultimi mesi poi la nostra vita \u00e8 stata condizionata in modo determinante da decisioni che sono state prese sulla nostra testa: ci siamo dovuti fidare di quello che ci veniva raccontato, ma queste decisioni sono state prese sulla base di stime inaffidabili. Si \u00e8 verificata un\u2019asimmetria, se vogliamo, tra la fiducia che ci \u00e8 stata richiesta (o pretesa?) e l\u2019affidabilit\u00e0 dei criteri con cui questa veniva sfruttata.<\/p>\n\n\n\n<p>Per intervenire su questo, noi possiamo e dobbiamo prendere coscienza di quello che ci sta succedendo, innanzitutto essendo consapevoli dei nostri limiti, e poi acquisendo una certa sensibilit\u00e0 ed esperienza quantitativa, quella che permette \u2013 per capirci \u2013 di stabilire quando una misura \u00e8 \u201ctanto\u201d o \u201cpoco\u201d, abituandoci a porci subito la domanda essenziale: \u201ctanto o poco rispetto a cosa?\u201d.&nbsp;Sembra banale ma avere la sensibilit\u00e0 di porsi tale domanda, e soprattutto di sapersi dare la risposta, non si \u00e8 dimostrata cos\u00ec scontata, non lo \u00e8 quando parliamo di numeri di crescita del PIL o dell\u2019inflazione, e non lo \u00e8 stata nel caso dei numeri del Covid-19.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E invece dobbiamo sempre contestualizzare, tanto pi\u00f9 se prendiamo atto del fatto che nel mondo dell\u2019informazione, di cui ci abbeveriamo, si tende a non distinguere tra fisici, matematici, statistici: sono tutti \u201cesperti\u201d alla stessa stregua, e una simile superficialit\u00e0 \u2013 altra asimmetria \u2013 non giova di certo a chi vuole capirci qualcosa. Mi \u00e8 capitato di sentirmi dire da un famoso giornalista che \u201cun esperto \u00e8 qualcuno che ha una laurea scientifica e dice quello che voglio sentire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per farvi capire l&#8217;importanza della comunicazione dei dati ho tratto qualche esempio dai telegiornali. Il 9 febbraio 2021 il Tg1 riporta: \u201csale il numero delle persone che hanno contratto il virus\u201d. Questa \u00e8 la notizia di apertura che ha il non indifferente effetto di generare paura e preoccupazione. Se si guardano i numeri, il Tg1 non sembrerebbe aver detto una cosa sbagliata perch\u00e9 dall\u20198 al 9 di febbraio c&#8217;\u00e8 stato un aumento di 2660 casi (dai 7970 del 08\/02 ai 10630 del 09\/02), pari cio\u00e8 al 33%.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi la crescita c&#8217;\u00e8 stata, e per\u00f2 \u2013 e questa \u00e8 una lezione che si impara all\u2019inizio di qualsiasi corso base di statistica \u2013 <strong>guardare i numeri assoluti pu\u00f2 essere fuorviante<\/strong>. In questo caso lo \u00e8 decisamente, perch\u00e9 occorre tener conto di quanti tamponi sono stati fatti nelle due giornate considerate. In parole povere, maggiore \u00e8 il numero di tamponi che si effettuano, maggiore \u00e8, potenzialmente, quello di casi di positivit\u00e0 scoperti. Ebbene, il 9 febbraio c\u2019\u00e8 stato un <em>boom <\/em>di tamponi, un incremento del 90%, ovvero ne sono stati fatti quasi il doppio rispetto alla giornata del 08\/02, e di conseguenza il tasso di positivit\u00e0, cio\u00e8 il rapporto tra i nuovi positivi e i tamponi effettuati, \u00e8 passato da 5,5% a 3,9%. Ed infatti, nello stesso identico servizio, il Tg1 riporta anche che c&#8217;\u00e8 un calo del tasso di positivit\u00e0. Hanno fatto un buon servizio? Direi di no, per almeno due ordini di ragioni: <em>in primis<\/em> perch\u00e9 il messaggio che passa \u2013 e questo i professionisti dell\u2019informazione dovrebbero saperlo bene \u2013 \u00e8 quel che viene detto in apertura, e cos\u00ec la notizia di apertura risulta sbagliata per omissione, fuorviante; <em>in secundis <\/em>perch\u00e9 la seconda parte della notizia, il calo del tasso di positivit\u00e0 non viene messa nel giusto rapporto con la prima, per cui l\u2019effetto finale in chi guarda molto probabilmente \u00e8, in aggiunta alla preoccupazione iniziale, confusione.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 un altro tema: il tasso di positivit\u00e0 \u00e8 il rapporto tra casi positivi e tamponi effettuati, ma\u2026 non esiste un solo tipo di tampone! Quello pi\u00f9 usato \u00e8 sicuramente l\u2019antigenico, ancor pi\u00f9 dall\u2019entrata in vigore del green pass, poi c\u2019\u00e8 il molecolare, per il test di conferma, e in generale ci sono i vari tamponi di controllo per verificare l\u2019eventuale negativizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mettere insieme tutte queste informazioni cos\u00ec diverse tra loro pu\u00f2 essere anch&#8217;essa una mossa metodologicamente poco ortodossa e molto fuorviante.&nbsp;Da statistici abbiamo cercato di dividere il tasso di positivit\u00e0 netto sui molecolari e il tasso di positivit\u00e0 netto sugli antigenici. Un\u2019esigenza ovvia! Talmente ovvia che ci hanno messo pi\u00f9 di un anno a fornire i dati divisi per antigenici e molecolari, tanto per rendere facile la vita di chi deve raccontare con i numeri e la loro corretta interpretazione cosa succede nel Paese\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p>Quando abbiamo guardato i numeri, abbiamo visto che il tasso di positivit\u00e0 netto sugli antigenici era irrisorio (0.32% al 08\/02, 0.99% al 09\/02) mentre il tasso di positivit\u00e0 netto sui molecolari iniziava ad essere un numero abbastanza consistente (11% al 08\/02, 14% al 09\/02). E allora abbiamo riflettuto sulle cause e, pensando a cosa stava accadendo in quel periodo, osservavamo che non c\u2019era un protocollo unico per tutte le regioni: alcune effettuavano tanti tamponi rapidi, altre tanti tamponi molecolari.&nbsp;Le differenze regionali nei tassi di incidenza non erano imputabili solo all&#8217;evoluzione dell&#8217;epidemia, ma anche, se non soprattutto, a ragioni di <strong>politica sanitaria<\/strong>, a seconda di quale fosse l\u2019obiettivo posto dalla regione: ad esempio, se si voleva far risultare basso il tasso di positivit\u00e0 \u2013 all&#8217;epoca il tasso di positivit\u00e0 era uno degli indicatori da prendere in considerazione per determinare il sistema dei colori \u2013, era naturale scegliere di far eseguire tanti antigenici cos\u00ec da aumentare il denominatore e abbassare il tasso di positivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio, ancor pi\u00f9 grave dal punto di vista metodologico, riguarda il periodo in cui arrivava la famigerata variante inglese, chiamata B.1.1.7. Immediatamente, per valutare la prevalenza del virus, ci fu proposto un rapporto che chiamarono \u201cseconda indagine <em>flash<\/em>\u201d \u2013 e in statistica tutto ci\u00f2 che \u00e8 <em>flash <\/em>ha una attendibilit\u00e0 prossima a zero.&nbsp;La regione con la prevalenza pi\u00f9 alta, al 93.3%, dove cio\u00e8 esisteva pressoch\u00e9 solo la variante inglese, risultava essere il Molise \u2013 e, povero Molise, sui giornali per mesi sembrava che il virus del Molise fosse peggio di quello della Lombardia, ma sappiamo che per fortuna non \u00e8 andata cos\u00ec. La seconda regione, al 75.0%, era la Sardegna, che in quella fase era l&#8217;unica regione bianca in Italia! Strano, no? E poi c&#8217;era, dall\u2019altro lato, una regione virtuosissima in cui la variante inglese non esisteva proprio (0.0%): la Valle d&#8217;Aosta. Abbiamo detto che bisogna sempre contestualizzare, e allora passi il Molise, ma la Sardegna, l\u2019unica regione bianca, saltava all\u2019occhio per il suo infelice posizionamento.&nbsp;Siamo andati allora a vedere quanti campioni avevamo sequenziato: in Molise 15, che significava aver preso come campione una famiglia, un <em>cluster <\/em>familiare: verosimile che nel laboratorio che faceva il sequenziamento fossero stati analizzati i casi di persone che erano state a contatto tra di loro. Analogamente in Sardegna erano stati sequenziati 12 campioni.&nbsp;Ma ancora pi\u00f9 divertente \u00e8 il caso della Valle d&#8217;Aosta, che \u00e8 stata fortunatissima, perch\u00e9 poteva avere o il 100% o lo 0% di variante inglese: \u00e8 stato sequenziato 1 campione!<\/p>\n\n\n\n<p>Poi \u00e8 arrivata anche la variante brasiliana (P1), e la variante brasiliana \u2013 scrivevano loro \u2013 aveva, da rapporto, \u201cuna chiara espansione geografica\u201d perch\u00e9 abbiamo avuto la fortuna di trovarla in Umbria (36.2%), Toscana (23.8%) e Lazio (13.2%). In Abruzzo no (0.0%), eppure geograficamente fa parte del centro-Italia\u2026 Ma questi dati erano appunto scarsamente fondati, perch\u00e9 anche in questo caso il numero di campioni sequenziati era oggettivamente basso (47 per l\u2019Umbria, 80 per la Toscana, 144 per il Lazio, 61 per l\u2019Abruzzo).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>limiti delle analisi<\/strong> non vengono mai raccontati, eppure vengono messi per iscritto e si possono recuperare. Veniva detto, ad esempio, che \u201cil campione richiesto \u00e8 stato scelto dalle Regioni\/PPAA in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentativit\u00e0 geografica e se possibile per fasce di et\u00e0 diverse\u201d, che, tradotto, significa \u201cil campione non \u00e8 proprio rappresentativo ma pi\u00f9 o meno ci siamo\u201d. Bene, se avessi detto qualcosa di simile durante l\u2019esame di \u201cteoria dei campioni\u201d, oggi non parlerei da una cattedra di Statistica. Poi viene detto che \u201cil metodo di campionamento potrebbe essere disomogeneo tra le varie Regioni\/PPAA\u201d. Ma come? Nell\u2019analisi dei dati sulla prevalenza della variante brasiliana veniva indicata una \u201cchiara espansione geografica\u201d, ovvero si faceva un confronto tra regioni, sapendo che il metodo di campionamento variava da regione a regione? Dicevano poi che \u201cper alcune regioni, essendo bassa la numerosit\u00e0 della popolazione, il numero di sequenze \u00e8 esiguo, per cui la presenza di varianti virali circolanti potrebbe non essere individuata\u201d e che \u201cnon sono al momento disponibili dati relativi alle fasce di et\u00e0 dei casi selezionati per la <em>survey<\/em>, alla possibile appartenenza a focolai, e alla geo-localizzazione (potenzialmente utili per valutare con maggiore accuratezza la rappresentativit\u00e0 geografica)\u201d. Sono stati ammessi dunque seri limiti metodologici, il problema \u00e8 che su questi dati \u00e8 stata fatta una conferenza stampa che pretendeva di raccontarci il dramma della variante inglese.<\/p>\n\n\n\n<p>Passiamo alla seconda asimmetria, riguardante la percezione che noi abbiamo a priori rispetto ad una realt\u00e0 data. Per comprendere questo aspetto, \u00e8 necessario capire prima che cos&#8217;\u00e8 una <strong>correlazione<\/strong>. A questo proposito consiglio un libro che si intitola \u201c<a href=\"https:\/\/www.tylervigen.com\/spurious-correlations\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Spurious Correlations<\/a>\u201d, dove trovate esempi di questo tipo:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1498\" height=\"756\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/correlazioni_spurie_1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7757\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1495\" height=\"752\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/correlazioni_spurie_2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7759\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>In entrambi i casi le due curve, rossa e nera, sono quasi completamente sovrapposte, il che ci farebbe dedurre che i fenomeni da esse descritti sono assolutamente correlati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, nel primo grafico le due linee rappresentano la spesa degli Stati Uniti per scienza, spazio e tecnologia e il numero di suicidi per impiccagione, strangolamento e soffocamento nello stesso arco temporale. Nel secondo grafico gli eventi presi in considerazione sono il tasso di divorzi nel Maine e il consumo pro capite di margarina.&nbsp;Qui \u00e8 abbastanza ovvio che i due fenomeni non siano correlati (a meno che non pensiate che per non divorziare dobbiate evitare di mangiare margarina), ma il tema \u00e8 che se io avessi a priori la percezione che invece lo siano, vedrei nel grafico una verifica certa della mia assunzione a priori. <\/p>\n\n\n\n<p>E sottile \u00e8 poi la differenza che sussiste tra <strong>correlazione e causalit\u00e0<\/strong>, differenza per\u00f2 di vitale importanza per capire la narrazione dei dati Covid-19. La mancanza di consapevolezza della differenza che c&#8217;\u00e8 tra correlazione e causalit\u00e0 porta a titoli di giornale come questo:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"806\" height=\"396\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Il-Tempo_i-veri-dati-covid.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7761\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>dove la <strong>presunzione di verit\u00e0<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 un grande errore dal punto di vista del metodo statistico, perch\u00e9 ogni stima, e quindi ogni affermazione che ne deriva, \u00e8 soggetta ad incertezza, e di fatto l\u2019obiettivo di uno statistico \u00e8 quello di ridurre il pi\u00f9 possibile l\u2019incertezza di una stima.&nbsp;Nel merito l\u2019articolo non \u00e8 pi\u00f9 rigoroso, non solo perch\u00e9, essendo esso risalente ad un anno fa, \u00e8 facile vederlo smentito dai fatti, ma anche, e soprattutto, perch\u00e9 non abbiamo mai visto un numero sulla scuola se non a livello aggregato, e definire l&#8217;andamento complessivo dell&#8217;epidemia nelle scuole italiane \u00e8 difficile se si lavora con dati aggregati, considerando le differenze regionali, le diverse fasce di et\u00e0 e le altre possibili variabili. E per\u00f2 l\u2019articolo stabiliva un criterio di causalit\u00e0 spacciandolo per assolutamente certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per poter parlare di causa diretta e unica dobbiamo escludere altri possibili meccanismi che possono aver generato i dati che osserviamo e che si riassumono nello schema di seguito:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1340\" height=\"842\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/causalita_schema.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7763\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019apertura delle scuole avviene all\u2019inizio dell\u2019autunno, ma l\u2019autunno \u00e8 anche una stagione in cui \u00e8 pi\u00f9 probabile ammalarsi di malattie come l\u2019influenza e simili, e questa coincidenza genera un confondimento. Si pu\u00f2 poi supporre un effetto di mediazione, perch\u00e9 pu\u00f2 darsi che non sia la riapertura della scuola in quanto tale a causare un eventuale aumento dei contagi, quanto piuttosto ci\u00f2 che da essa consegue, come i maggiori assembramenti sui mezzi pubblici. Non deve essere per forza cos\u00ec, ma metodologicamente non si pu\u00f2 prescindere dalla necessit\u00e0 di indagare per poter confermare o smentire la tesi. E poi vanno messi in conto gli effetti congiunti, perch\u00e9 nello stesso periodo non sono state riaperte solo le scuole ma anche gli uffici, i negozi, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, il concetto di <strong>causalit\u00e0<\/strong> non \u00e8 banale, ed esistono metodi statistici appropriati di inferenza causale, ma servono dati molto pi\u00f9 disaggregati. L\u2019assegnazione del Premio <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/il-nobel-all-economia-2021-david-card-joshua-d-angrist-e-guido-w-imbens-AE4lg3o\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nobel per la Economia 2021<\/a> a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens \u00e8 stata un\u2019ottima notizia che ha segnalato la necessit\u00e0 di investigare il concetto di causalit\u00e0 attraverso i possibili modelli di inferenza causale. Vi faccio un altro esempio legato al Covid-19 (che per me \u00e8 stato il motivo scatenante di una discussione con l&#8217;editor di una rivista che poi alla fine ha ceduto): il 12 maggio 2020 \u00e8 uscito un articolo su Business Insider:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1225\" height=\"656\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/vitamina_D.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7768\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019articolo sosteneva che \u201cin Europa esiste una associazione precisa tra bassi livelli di vitamina D e sia il numero di casi, sia il tasso di mortalit\u00e0. Un giusto apporto dunque sembra permettere contagi inferiori e danni meno severi\u201d. Per inciso, nell\u2019articolo era riportata anche un\u2019intervista ad una persona che aveva interesse a sponsorizzare l\u2019uso di integratori di vitamina D \u2013 questo per ricordare che anche nell\u2019ambiente scientifico esistono gli interessi\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1372\" height=\"846\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/vitamina_D_grafico.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7770\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel grafico, dove si ha sulle ascisse l&#8217;apporto medio di vitamina D e sulle ordinate la mortalit\u00e0, la retta suggerisce un andamento negativo e una correlazione che viene interpretata come causalit\u00e0, ovvero, secondo lo studio, \u00e8 l&#8217;apporto di vitamina D che riduce la mortalit\u00e0 (<em>\u201cthe crude association observed in the present study may be explained<\/em> <em>by the role of vitamin D in the prevention of COVID-19 infection or more<\/em> <em>probably by a potential protection of vitamin D from the more negative<\/em> <em>consequences of the infection\u201d).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per darvi un\u2019idea della infondatezza di una simile deduzione, sappiate che se in un qualsiasi modello fosse stata inserita l&#8217;et\u00e0 media delle persone dei vari Paesi, quindi l&#8217;aspettativa di vita, gi\u00e0 la vitamina D non sarebbe stata pi\u00f9 significativa. E si riscontrano altri problemi di natura tecnica.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Si aggiustano i risultati per far sembrare che ci sia una correlazione significativa: il valore corretto del cosiddetto p-value \u00e8 0.05353 per il test sulla significativit\u00e0 della correlazione tra vitamina D e decessi e 0.05014 per il test sulla significativit\u00e0 della correlazione tra vitamina D e casi, ma in teoria per poter affermare la presenza di una correlazione significativa il p-value dovrebbe essere inferiore a 0.05.<\/li>\n\n\n\n<li>Le assunzioni alla base del test non sono verificate:\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>i dati non sono normalmente distribuiti;<\/li>\n\n\n\n<li>c\u2019\u00e8 eteroschedasticit\u00e0;<\/li>\n\n\n\n<li>ci sono valori anomali.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n\n\n\n<li>Secondo il modello di regressione lineare, in Slovacchia avremmo avuto -16.04316 morti per milione di abitanti: avremmo dimostrato la possibilit\u00e0 della resurrezione!<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Nonostante tutte le criticit\u00e0, l\u2019articolo ha avuto pi\u00f9 di 200 citazioni, la lettera che abbiamo mandato con le osservazioni critiche ne ha avute 3, e l\u00ec abbiamo capito una cosa: <strong>non importa aver ragione<\/strong>. L\u2019invito \u00e8 quindi a prestare attenzione a ci\u00f2 che si legge, soprattutto in una fase come quella del Covid-19 in cui, oltre che dalla pandemia, siamo stati invasi da una vera <strong>infodemia<\/strong>: anche riviste prestigiose (Nature, Science, ecc.) hanno pubblicato <em>rubbish<\/em>, \u201cspazzatura\u201d, almeno dal punto di vista statistico, per la fretta di pubblicare in alcuni casi, o per supportare percezioni a priori, non confermate dai numeri, in altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Terza asimmetria: le nostre vite sono state per un periodo in balia del famigerato indice Rt, sembrava che l&#8217;unico modo per gestire la pandemia fosse farsi guidare dall\u2019indice Rt.&nbsp;Anche qui la comunicazione \u00e8 stata fondamentale:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1795\" height=\"621\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/rt-veneto-basilicata.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7772\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Due giornali, lo stesso giorno, il 28 novembre 2020, titolano con un allarme su Basilicata e Veneto, perch\u00e9 hanno il peggiore Rt in Italia.&nbsp;Giusto, ma la situazione era completamente diversa. Rt non \u00e8 un semplice conto, \u00e8 ben pi\u00f9 complesso perch\u00e9 viene da un modello teorico sottostante di equazioni del caos. E anche se ora esistono i mezzi per cui basta inserire i dati e premere un bottone per stimarlo, non \u00e8 meno banale, anche perch\u00e9, non essendo l\u2019indice Rt direttamente osservabile, quando lo stimiamo, lo stimiamo con un\u2019incertezza, cio\u00e8 accompagniamo il valore stimato con un intervallo di credibilit\u00e0 che d\u00e0 la misura della affidabilit\u00e0 della stima stessa. Ebbene, in Veneto avevamo una stima puntuale di 1.23 che poteva oscillare tra 1.15 e 1.29, quindi s\u00ec, c\u2019era da preoccuparsi. In Basilicata la stima puntuale era pari a 1.22 ma con un\u2019incertezza molto pi\u00f9 ampia, per cui il valore vero poteva essere 1.69, un disastro, come poteva essere 0.74, estremamente positivo: l\u2019allarme era infondato. Il dramma \u00e8 che le sorti del Paese sono dipese dall\u2019indice Rt secondo il sistema dei colori delle regioni: semplificando, il valore al centro dell\u2019intervallo di credibilit\u00e0 era il valore che veniva considerato per decidere se aprire o chiudere. Dopo un po\u2019 di mesi si sono resi conto che l\u2019indice Rt poteva avere una <strong>incertezza eccessiva<\/strong> \u2013 guardate, ad esempio, il caso del Molise nel grafico di seguito (si va da 0.50 a 2.30):<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1323\" height=\"933\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/rt_regioni.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7774\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>E hanno capito che invece di prendere il valore centrale dell\u2019intervallo, per essere un po&#8217; pi\u00f9 prudenti, si poteva prendere l&#8217;estremo inferiore. Ma il punto \u00e8 che, da statistico, se vedo un intervallo come quello del Molise (e non solo), il primo pensiero \u00e8 che ho sbagliato il modello, ovvero che ne ho scelto uno non idoneo ad interpretare i dati osservati, perch\u00e9 una stima del genere non ha alcun significato, \u00e8 inutilizzabile. Ed \u00e8 esattamente quello che \u00e8 successo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tenete presente che l\u2019indice Rt pu\u00f2 essere stimato in moltissimi modi differenti: colleghi statistici di Palermo e di Firenze, che hanno lavorato su Rt in questi mesi, hanno ottenuto valori diversi da quelli ufficiali. Che cosa \u00e8 stato fatto? In statistica si usa un software gratuito, che si chiama R, che consente, tramite dei pacchetti, di stimare anche modelli molto complessi. Accade che chi inventa un nuovo modello di ricerca, per renderlo utilizzabile da tutti, anche dai non addetti ai lavori, crea un codice, cio\u00e8 un algoritmo, in cui basta inserire i dati per avere i risultati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1857\" height=\"820\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/rt_software.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7776\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Teoricamente le regioni potevano calcolare Rt da sole senza dover passare dall&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0 e dalla fondazione Bruno Kessler. Solo che in una stima cos\u00ec complessa ci sono delle ipotesi, senza il verificarsi delle quali il risultato ottenibile per Rt \u00e8 del tutto privo di significato. Le tre ipotesi fondamentali riguardano:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>La <strong>finestra temporale<\/strong> definita per la stima di Rt: se \u00e8 troppo ristretta espongo la stima a eccessive variazioni per via delle fluttuazioni dei casi, se \u00e8 troppo estesa si ottiene una curva che in inglese si definisce <em>smooth<\/em>, eccessivamente morbida e poco significativa.\u00a0Nell\u2019<a href=\"https:\/\/cran.r-project.org\/web\/packages\/EpiEstim\/EpiEstim.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">articolo originale<\/a> di Anne Cori viene spiegato un modo per scegliere la finestra temporale migliore. In Italia si utilizzava un intervallo di 7 giorni.<\/li>\n\n\n\n<li>La <strong>distribuzione del numero di nuovi casi<\/strong>. Il numero di casi \u00e8 una variabile di conteggio, e la principale variabile di conteggio in statistica \u00e8 la Poisson, per cui si assume una equidispersione: in termini tecnici, media e varianza devono essere uguali. Se non \u00e8 cos\u00ec, si verifica una overdispersione e le stime ottenute risultano distorte. Si poteva fare di meglio, ad esempio, considerando, anzich\u00e9 la Poisson, la Binomiale negativa, che ne costituisce un\u2019estensione. Perch\u00e9 non si \u00e8 fatto di meglio? Perch\u00e9 il pacchetto faceva i calcoli per noi. <\/li>\n\n\n\n<li>Il <strong>tempo di generazione<\/strong>, che rappresenta il tempo che intercorre tra un infetto primario e secondario, cio\u00e8 quanto tempo occorre affinch\u00e9 una persona infetta ne infetti un\u2019altra. Senza il tempo di generazione semplicemente non \u00e8 possibile stimare Rt, eppure in Italia fino ad oggi \u00e8 stato stimato \u2013 perch\u00e9 anche questo non lo si osserva direttamente \u2013 su 90 coppie di casi, 90! Pensate a quanti casi di covid abbiamo avuto nei primi 18 mesi della pandemia, e noi una delle assunzioni fondamentali per il calcolo dell\u2019indice Rt l&#8217;abbiamo basata su 90 coppie di casi risalenti a febbraio del 2020 in Lombardia \u2013 e non pi\u00f9 aggiornata \u2013, e poi abbiamo l\u2019abbiamo fatta valere anche per il Molise! Ecco come si spiega l\u2019intervallo di credibilit\u00e0 cos\u00ec ampio che abbiamo visto per l\u2019indice Rt del Molise.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Ci si rende facilmente conto dell\u2019inadeguatezza del modello adoperato guardando il grafico della distribuzione: secondo gli autori, la linea blu approssima correttamente i dati osservati, rappresentati dalle barre rosa, con buona pace dei vari picchi (mode) che indicano una concentrazione di dati e quindi la possibilit\u00e0 che ci sia un gruppo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"675\" height=\"537\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/rt_tempo_generazione.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7778\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>C&#8217;era un modo diverso? S\u00ec, anche nel pacchetto del software R \u00e8 indicato un modo diverso, applicando, anzich\u00e9 una funzione gamma, una funzione non parametrica, cio\u00e8 \u201cguidata\u201d dai dati. E il problema non si poneva tanto se si voleva studiare, dal punto di vista statistico, l\u2019andamento della pandemia, perch\u00e9 l\u2019aumento o la diminuzione dell&#8217;indice Rt la si poteva apprezzare, facendo i confronti nel tempo, anche al netto di questi errori, una volta fissati. Il problema \u00e8 stato utilizzare stime cos\u00ec mal fondate per definire delle soglie precise, come criteri per il sistema dei colori delle regioni, del tutto incompatibili con gli errori metodologici con i quali le stime stesse venivano calcolate.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"621\" height=\"252\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/sistema_colori.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7780\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 trattato evidentemente di una forzatura, se voluta dai politici o dai tecnici non lo sappiamo, ma sappiamo che ogni volta che i tecnici hanno fornito delle informazioni al decisore politico hanno sempre aggiunto un commento che suonava pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cse non fai cos\u00ec, esplodiamo\u201d. <em>Sic stantibus rebus<\/em>, non doveva essere facile fare scelte politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando al sistema dei colori, al di fuori delle semplificazioni, c\u2019erano in realt\u00e0 alla base due processi diversi, uno che guardava il rischio di evoluzione dell&#8217;epidemia, e un altro riguardante l&#8217;impatto sul servizio sanitario nazionale. Tali processi, fortemente deterministici, sono esemplificati dai due diagrammi di flusso di seguito riportati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"947\" height=\"850\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/diagramma_flusso_1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7782\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel primo diagramma, l\u2019iter \u00e8 il seguente:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono stati segnalati nuovi casi negli ultimi 5 giorni nella Regione\/PPAA?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio molto basso (praticamente impossibile)<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d \u2192 \u201cVi \u00e8 evidenza di un aumento di trasmissione (presenza di almeno due elementi tra trend di casi in aumento, rt>1 e\/o aumento nel numero o dimensione dei focolai?\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio basso<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d \u2192 \u201cVi \u00e8 evidenza di trasmissione diffusa nella Regione\/PPAA non gestibile in modo efficace con misure locali (\u201czone rosse\u201d)?<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio moderato (arancione)<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d\u00a0 \u2192 rischio alto (rosso)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Un metodo del genere non \u00e8 accettabile dal punto di vista statistico, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 sempre incertezza. Noi dobbiamo calcolare banalmente delle probabilit\u00e0 di rischio, dobbiamo stratificare il rischio; \u00e8 ovvio che vanno date delle informazioni e delle indicazioni, ma, per dirne una, che differenza c&#8217;\u00e8 tra un RT di 0.999 e un RT di 1.0001? Pu\u00f2 essere una discriminante cos\u00ec netta?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"966\" height=\"800\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/diagramma_flusso_2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7784\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel secondo diagramma, analogamente, si procede cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono stati segnalati nuovi casi negli ultimi 5 giorni in soggetti di et\u00e0 &gt; 50 anni nella Regione\/PPAA?\u201d<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio molto basso<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d \u2192 \u201cVi sono segnali di sovraccarico dei servizi sanitari?\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio basso<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d \u2192 \u201cVi \u00e8 evidenza di nuovi focolai negli ultimi 7 giorni in RSA\/case di riposo\/ospedali o altri luoghi che ospitino popolazioni vulnerabili (anziani e\/o soggetti con patologie)?\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cNo\u201d \u2192 rischio moderato<\/li>\n\n\n\n<li>\u201cS\u00ec\u201d \u2192 rischio alto<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>E anche qui, prendendo in considerazione i \u201csegnali di sovraccarico dei servizi sanitari\u201d, le famose \u201csoglie\u201d, di scientifico non c\u2019\u00e8 niente, tanto \u00e8 vero che poi sono state modificate, e non solo queste. Non si parla pi\u00f9 di Rt, ma di altri indicatori che riguardano quasi solamente la pressione ospedaliera, che \u2013 lo ricordiamo \u2013 ci d\u00e0 una fotografia dell&#8217;epidemia ritardata di una quindicina di giorni, e quindi ci fa correre il rischio di intervenire sempre pi\u00f9 tardi del momento opportuno, anche perch\u00e9 non prendiamo l&#8217;incidenza, cio\u00e8 il numero di casi. E allora uno statistico non pu\u00f2 che chiedersi: con i 20 indicatori che abbiamo a disposizione \u00e8 possibile che non si riesca a mettere in piedi un monitoraggio di dati utilizzando metodologie di statistica multivariata (che sono alla portata degli studenti del secondo anno di informatica)? Possibile che quei 20 indicatori non possano essere sintetizzati con una qualche metodologia condivisa?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"696\" height=\"485\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/previsioni_inaffidabili.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7786\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell\u2019immagine trovate una dichiarazione, riportata il 30 luglio 2021 da <a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/covid-italia-sestili-quarta-ondata-con-crescita-esponenziale-che-non-si-ferma_492W54q0VvOf0lYuPow2x\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">adnkronos<\/a>, di un fisico, noto \u201cesperto\u201d che viene spesso citato da un noto giornalista, che non ha mai fatto ricerca ma si \u00e8 guadagnato anche una rubrica su un giornale, perch\u00e9 \u00e8 \u201cesperto\u201d! Lui \u00e8 \u2013 si dice in statistica \u2013 esperto di surfing, e quello che leggete nell\u2019articolo \u00e8 l&#8217;esempio del surf: conosco solo un modello, vedo che quel modello sui dati pi\u00f9 o meno funziona e allora d\u00f2, tronfio, l\u2019annuncio. Un membro del CTS, uno che si occupa di igiene, in quel periodo diceva che a met\u00e0 agosto 2021 si rischiava un picchio di 40 mila casi, e il fisico il 30 luglio ci regalava il suo pronostico accompagnato dal grafico, dove i puntini rossi sono i dati e la crescita esponenziale, stimata fino al 30 luglio, \u00e8 rappresentata dalla linea blu. Peccato che la fase di picco di quell\u2019estate \u00e8 iniziata il 1\u00b0agosto: gli ha detto proprio male! Lo statistico, come l\u2019epidemiologo, sa come evolve generalmente un\u2019epidemia: all\u2019inizio si pu\u00f2 avere, s\u00ec, una fase esponenziale, ma non esiste un solo tipo di esponenziale, i parametri dell\u2019esponenziale possono generare andamenti diversi. Eppure nel primo CTS, tra i vari \u201cesperti\u201d, non ce n\u2019era uno che sapesse gestire i dati, che avesse la sensibilit\u00e0 di esperienze quantitative, quindi, quando si invoca la fiducia negli \u201cesperti\u201d, bisogna in primis verificare che questi esperti lo siano veramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0169207020301199\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">paper<\/a> pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/journal\/international-journal-of-forecasting\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">International Journal of Forecasting<\/a> il dott. Ioannidis ci racconta che i modelli che si chiamano SIR (Susceptible, Infectious, or Recovered), largamente utilizzati in epidemiologia e non fallaci in s\u00e9, hanno per\u00f2 fallito. Ed \u00e8 vero, perch\u00e9 i modelli SIR funzionano benissimo SE i dati sono di qualit\u00e0, che non \u00e8 stato di certo il nostro caso, come abbiamo visto. Sono stati commessi diversi errori metodologici, di natura tecnica, di cui almeno uno va messo in evidenza: le previsioni ad orizzonti temporali irrealistici (anche fino al 2025!).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"1099\" height=\"567\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/paper_ioannidis.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7788\" style=\"width:840px;height:433px\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Lavorando sul problema delle previsioni dall\u2019inizio della pandemia, come altri gruppi di ricerca a Padova, Palermo e Firenze, Alessio Farcomeni, Fabio Divino, Giovanna Jona-Lasinio, Gianfranco Lovison ed io a marzo del 2021 (i tempi di pubblicazione sono abbastanza lunghi) <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/33251604\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">abbiamo proposto un modello<\/a> che faceva delle previsioni sull&#8217;occupazione delle terapie intensive:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"1032\" height=\"401\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/paper_maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7790\" style=\"width:837px;height:325px\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>In quel periodo, a marzo 2021, alcune regioni avevano grosse difficolt\u00e0 relative all\u2019occupazione delle terapie intensive, e si cominciavano addirittura a spostare i pazienti dalla Lombardia alla Puglia. Come funziona il modello? Per ogni regione abbiamo l&#8217;evoluzione del numero delle terapie intensive giornaliero \u2013 si chiama serie storica; se l&#8217;epidemia \u00e8 in una fase di espansione o di recessione ci si aspetta che il numero, per esempio, di oggi sia molto simile a quello di ieri, sfruttando quello che si chiama INAR (Integer-valued Autoregressive). Abbiamo semplicemente detto che quello che osserviamo oggi dipende in una qualche misura da quello che abbiamo osservato ieri. Il limite era che si generavano 20 modelli separati per le regioni, ma queste ovviamente non sono indipendenti, e allora abbiamo costruito un altro modello che si basa sul fatto che il numero di terapie intensive dipende dal tempo \u2013 perch\u00e9 c&#8217;era un andamento nel tempo \u2013 e da fattori specifici delle regioni che non riusciamo ad osservare (caratteristiche del sistema sanitario, di come viene gestito, di come viene cercato il virus, ecc.) &#8211; si chiamano variabili latenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"716\" height=\"477\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/modello_statistico_maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7792\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Abbiamo messo insieme i due modelli facendone una media pesata, denominata \u201cpredittore <em>ensemble<\/em>\u201d:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"547\" height=\"133\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/predittore_ensemble_maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7794\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>I risultati:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1275\" height=\"772\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/focus_grafico_Maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7796\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>I punti neri sono i valori osservati, i rossi sono quelli stimati, per tre ragioni (Veneto, Lombardia, Piemonte) tra marzo e aprile 2020. Notate che insieme alla stima puntuale c&#8217;\u00e8 \u2013 come deve essere, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre incertezza \u2013 l\u2019<strong>intervallo di confidenza<\/strong>. Perch\u00e9 questo metodo poteva essere utile? L&#8217;estremo superiore di questo intervallo poteva essere usato come campanello di allarme, cio\u00e8 se l&#8217;estremo superiore dell&#8217;intervallo fosse stato superiore al numero dei posti disponibili in terapia intensiva, allora sarebbe stato lecito dedurre che forse, con una certa probabilit\u00e0, si sarebbe potuto avere un problema, in modo tale da riorganizzare per tempo \u2013 perch\u00e9 queste previsioni sono, s\u00ec, a breve termine, ma fino ad una settimana \u2013 le risorse ospedaliere. Ce ne sono stati diversi di modelli come il nostro proposti da statistici, eppure non sono stati nemmeno presi in considerazione. La Societ\u00e0 Italiana di Statistica (SIS) ha addirittura promosso una petizione per ribadire l&#8217;importanza della statistica nella gestione della pandemia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra questione riguarda le previsioni dei casi o dei decessi, per le quali il modello di cui sopra non \u00e8 minimamente adatto, tanto per ribadire il fatto che uno statistico sa che un modello che magari va bene per un certo tipo di outcome, non va bene per altri. E allora abbiamo visto qual era l&#8217;andamento delle curve epidemiologiche e abbiamo notato che avevano una forma logistica:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"1304\" height=\"747\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/curve_logistiche_maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7798\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Le due curve sono delle cumulate, ovvero rappresentano la somma di tutti i casi fino ad un dato momento; a destra c\u2019\u00e8 la curva dei casi giornalieri, che sappiamo che parte bassa, cresce in maniera esponenziale, arriva al picco e torna gi\u00f9 in maniera diversa da come \u00e8 salita, cio\u00e8 la velocit\u00e0 con cui sale non \u00e8 la stessa con cui scende, e questo \u00e8 un aspetto fondamentale in qualsiasi analisi epidemiologica. Per mesi poi la domanda pi\u00f9 frequente era \u201cquando arriva il picco?\u201d: ecco uno dei parametri di questa curva, che si chiama curva di Richards, ci dice proprio il picco. Quello che abbiamo fatto <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/33955571\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in questo lavoro<\/a>, dunque, \u00e8 stato cercare un modello che replicasse le caratteristiche dei miei dati: dovevamo avere una curva che crescesse e decrescesse in modo diverso, e poter prevedere la velocit\u00e0 con cui questo avveniva, dovevamo poi essere in grado di prevedere un picco, ecc.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"696\" height=\"273\" src=\"https:\/\/asimmetrie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/paper_2_maruotti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-7800\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>In conclusione, cosa abbiamo trovato di metodologicamente sbagliato in questi mesi? Credere, per esempio, che un modello possa andar bene per ogni tipo di dato; sostenere che i dati siano sbagliati, laddove il modello non sia in grado di rappresentarli correttamente; ergere a esperto di <em>data analysis<\/em> chiunque sia in grado di applicare metodologie statistiche (spesso basilari). I dati ci raccontano una storia, noi siamo bravi abbastanza da saperla raccontare? \u00c8 qui che noi statistici facciamo la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Testo della relazione alla decima edizione del convegno internazionale&nbsp;\u201c<a href=\"https:\/\/asimmetrie.org\/eventi\/euro-mercati-democrazia-2021\/\">Euro, mercati, democrazia\u201d, dal titolo \u201cLo Stato delle Cose<\/a><a href=\"https:\/\/asimmetrie.org\/eventi\/euro-mercati-democrazia-2020\/\">\u201d<\/a>, svoltosi a Montesilvano (PE) nei giorni 15, 16 e 17 ottobre 2021.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><a href=\"https:\/\/asimmetrie.org\/video\/antonello-maruotti-lo-stato-dei-dati\/\">Il video dell&#8217;intervento<\/a><\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"video-oembed is-youtube responsive-container\"><iframe title=\"EMD 2021 | Lo Stato dei dati - Antonello Maruotti\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NWeQKv_nXFI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; 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