{"id":9778,"date":"2024-07-19T13:19:29","date_gmt":"2024-07-19T12:19:29","guid":{"rendered":"https:\/\/asimmetrie.org\/?p=9778"},"modified":"2024-07-19T13:45:36","modified_gmt":"2024-07-19T12:45:36","slug":"leclissi-della-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asimmetrie.org\/en\/interventi\/opinions\/leclissi-della-parola\/","title":{"rendered":"L&#8217;eclissi della parola"},"content":{"rendered":"\n<p>Da qualche decennio a questa parte la scuola italiana \u00e8 posseduta dal demone della innovazione: versa in uno stato di riforma permanente. \u00c8 sovraccarica, ormai sfigurata, eppure chiunque passi dalle parti di quel ministero si sente in dovere di aggiungere la propria impronta senza chiedersi a quale \u03c4\u03ad\u03bb\u03bf\u03c2 (t\u00e8los) essa concorra. Ammesso che un \u03c4\u03ad\u03bb\u03bf\u03c2 ci sia.<br>&nbsp;<br>Si accenni solo a tre passaggi legislativi salienti, <em>ex multis<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>nel 1997 l\u2019autonomia scolastica ha aperto gli istituti al territorio e li ha incoraggiati ad avventurarsi in ogni genere di sperimentazione, creando per questa via un surreale clima di competizione mercatista tra le varie scuole;<\/li>\n\n\n\n<li>nel 2015 la cosiddetta \u201cbuona scuola\u201d, tra l\u2019altro (tra molto altro), ha fatto delle innovazioni didattiche \u2013 qualunque fosse il loro risultato \u2013 una sorta di obbligo e un titolo per accedere alle premialit\u00e0;<\/li>\n\n\n\n<li>nel 2019 la legge istitutiva della \u201cnuova educazione civica\u201d ha sfruttato quest\u2019etichetta dal suono familiare e rassicurante per inondare l\u2019orario curricolare di contenuti ad alto tasso ideologico (il piatto forte \u00e8 l\u2019Agenda 2030, nuovo libro sacro sui cui dogmi catechizzare, dall\u2019asilo fino all\u2019universit\u00e0, schiere di fedeli), contribuendo pesantemente a relegare la didattica delle discipline \u2013 gi\u00e0 tanto sacrificata da attivit\u00e0 estemporanee di ogni genere, spesso scadenti se non addirittura imbarazzanti \u2013 in uno spazio che si pu\u00f2 a buon diritto definire residuale.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Ormai fare scuola a scuola \u00e8 diventata un\u2019esperienza piuttosto eccezionale e non occorre spiegare come le continue distrazioni, anche senza entrare nel loro merito, producano l\u2019effetto plurimo di: interrompere il ritmo didattico; immiserire i contenuti dell\u2019insegnamento; disperdere l\u2019attenzione in mille rivoli ciechi; contribuire alla interiorizzazione della superficialit\u00e0 come metodo di lavoro.<br>Cos\u00ec, lanciata alla rincorsa di magnifiche sorti e progressive, la scuola si \u00e8 via via trasformata in altro da s\u00e9. Ha finito per rinunciare al suo compito specifico ed <em>esclusivo<\/em>, che \u00e8 innanzitutto quello di alfabetizzare e quindi \u2013 attraverso la chiave di accesso del <em>linguaggio<\/em> \u2013 di trasmettere le conoscenze, con particolare riguardo a quelle che hanno resistito alla prova del tempo, agli invarianti; e di iniziare al sapere teoretico, che vuol dire afferrare le cause, elevarsi alle leggi, agli universali, che sono gli strumenti di comprensione della realt\u00e0.<br>\u00a0<br>A farci caso, il modello a cui i riformatori nostrani si abbeverano parla un\u2019altra lingua, parla inglese: <em>skills, life long learning, cooperative learning, problem solving, peer education, gamification<\/em>, <em>job shadowing, <\/em>eccetera eccetera.<br>E infatti, la demolizione controllata del nostro sistema di istruzione, che aveva il grave difetto di funzionare a dovere, \u00e8 avvenuta tramite l\u2019importazione massiva dei pacchetti pedagogici anglosassoni, con tutto il loro repertorio di stilemi attraenti. Essi rappresentano una parte \u2013 non certo secondaria \u2013 di quel capillare processo di colonizzazione culturale che da tempo, in Italia, gioiosamente ci autoinfliggiamo. Erano gli anni Settanta del Novecento, quando El\u00e9mire Zolla, avendo in mente proprio la pedagogia progressiva di John Dewey (definito come colui che \u00abconsigli\u00f2 di aggiogare il maestro all\u2019alunno\u00bb) commentava che \u00abgli italiani, come macilenti gatti di periferia, si ostinano a nutrirsi dei rifiuti altrui\u00bb.<br>In realt\u00e0 il prodotto di importazione, presentatoci sotto il segno invincibile della innovazione, per paradosso \u00e8 tutt\u2019altro che nuovo: \u00e8 vecchio di secoli. Non solo \u2013 paradosso su paradosso \u2013 si \u00e8 pure dimostrato empiricamente fallimentare: la devastazione cognitiva e culturale delle scuole americane \u00e8 una piaga non controvertibile. La spiega con dovizia di particolari Eric Donald Hirsch nel suo saggio <em>Le scuole di cui abbiamo bisogno e perch\u00e9 non le abbiamo<\/em>, uscito in prima edizione nel \u201996 in America e recentemente tradotto in italiano da Paolo di Remigio e Fausto Di Biase (<a href=\"https:\/\/www.petiteplaisance.it\/libri\/471-480\/477\/int477.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">edizioni Petite Plaisance<\/a>).<br>Il nostro legislatore quindi \u2013 o chi gli fa da scrittore ombra \u2013 continua ad attingere a una fonte tossica e a riscaldare una minestra gi\u00e0 andata a male nel paese di origine.<br>\u00a0<br>Ma cosa contengono questi pacchetti? Sono plasmati su quell\u2019impostazione pedagogica <em>puerocentrica<\/em> di stampo ludico-pratico e laboratoriale, che fa leva sul pragmatismo e sull\u2019attivismo didattico, sul mito della personalizzazione e sul culto del benessere; e che, correlativamente, si nutre di un profondo pregiudizio <em>anticognitivo<\/em>, perch\u00e9 porta con s\u00e9 l\u2019avversione per le conoscenze teoriche, per i libri, per la scrittura, per la parola.<br>La sua stella polare \u00e8 il protagonismo dell\u2019alunno, ritenuto capace di dare forma a se stesso (la base filosofica risale al mito dello stato di natura e del \u201cbuon selvaggio\u201d, e della civilt\u00e0 come struttura corruttrice dell\u2019innocenza): un\u2019idea comprensibilmente dotata di una particolare presa emotiva, tant\u2019\u00e8 che, grazie alla sua suggestione vischiosa, si \u00e8 talmente incistata nella mentalit\u00e0 corrente da sembrare ormai inestirpabile e da impedire, come una lente deformata, di ritrovare il vero perch\u00e9 della scuola.<br>Questo pregiudizio anticognitivo si sublima nella <em>fede<\/em> che l\u2019ignoranza possa formare alunni <em>creativi<\/em> che pensano con le loro teste. Si tratta della fede che sta alla base della didattica per <em>competenze<\/em>: si crede che l\u2019acquisizione di abilit\u00e0 cognitive (le famose <em>skills<\/em>) avvenga in assenza di cognizioni, vale a dire che si possa pensare criticamente un argomento senza conoscerlo. Quindi, si dovrebbe \u201cimparare a imparare\u201d senza imparare mai nulla (la metacognizione appesa nel vuoto cognitivo) e il senso critico nascerebbe per partenogenesi, confondendosi con l\u2019esercizio di qualsiasi protervo vaniloquio.<br>\u00a0<br>L\u2019impeto digitale \u2013 scatenato dalla nuova superstizione che va sotto il nome di tecnolatria \u2013 \u00e8 coerente con questo sistema di pensiero, dal quale \u00e8 stato propiziato: la scuola 4.0 pu\u00f2 essere ben vista come l\u2019ultima declinazione, al passo con il progresso, della solita teoria pedagogica secondo cui il bambino, alla stregua di un cucciolo d\u2019animale, svilupperebbe la sua mente spontaneamente e avrebbe bisogno soltanto di un ambiente attrezzato intorno a lui e di un inserviente al suo fianco. La novit\u00e0 \u00e8 che oggi questo ambiente ribattezzato \u201cecosistema di apprendimento\u201d o \u201ceduverso\u201d, o ambiente <em>onlife<\/em> (<em>sic<\/em>), tende ad abbandonare la presa sul mondo reale per popolarsi dei fantasmi di quello virtuale. E cos\u00ec la scuola si trasforma in una grande sala giochi in cui la tempesta di immagini sostituisce le parole, la scrittura, lo studio delle leggi della realt\u00e0.<br>Osservata dall\u2019altra parte (non del cliente ma del gestore), la scuola 4.0 si presenta come una distesa sterminata di materiale umano da scrutare, da sfruttare, da spolpare, da offrire in pasto alle banche dati e infine da assoggettare agli automatismi degli algoritmi delegati a predire i destini futuri dal loro impenetrabile \u1f40\u03bc\u03d5\u03b1\u03bb\u03cc\u03c2 (onfal\u00f2s). <br>\u00a0<br>Ma, sempre da questa prospettiva puerocentrica, deriva anche dell\u2019altro: deriva da un lato lo snaturamento della figura del docente; dall\u2019altro l\u2019ubriacatura dell\u2019\u201dutenza\u201d, cio\u00e8 delle famiglie che usano del servizio che alla scuola compete.<br>I docenti. Dovrebbero essere i promotori del sapere e invece, costretti a farsi satelliti dell\u2019alunno e a inchinarsi alla sua singolarit\u00e0 sovrana, assumono il ruolo subalterno di assistenti, di animatori, di facilitatori, finiscono per degradarsi al dilettantismo psicologico e ora soprattutto informatico (il ministro Bianchi parl\u00f2 <em>apertis verbis<\/em> di ri-addestramento digitale del corpo docente); mentre diventa irrilevante, paradossalmente quasi inopportuno, che conoscano bene la propria materia di insegnamento al fine di trasmetterne la sostanza, e l\u2019amore. In questo modo, fatalmente perdono autorevolezza e prestigio, vengono umiliati nella loro professionalit\u00e0 e marginalizzati in un contesto che non valorizza la preparazione, restano totalmente disarmati di fronte all\u2019imbarbarimento dilagante. Nel tempo, questo trattamento li ha intimamente passivizzati.<br>I genitori. Si fanno abbagliare dagli effetti speciali esposti in vetrina (la vetrina si chiama PTOF e, grazie al regime di concorrenza di cui sopra, contiene quante pi\u00f9 attrazioni possibili per sedurre la clientela, salire nell\u2019indice di gradimento degli osservatori, accaparrare fondi). Alimentano cos\u00ec l\u2019ipertrofia dei progetti inutili scordandosi dei fondamentali \u2013 a partire dal leggere, scrivere, far di conto \u2013 con tanti saluti al \u201cdiritto all\u2019istruzione\u201d dei propri figli.<br>La pi\u00f9 parte di loro si accontenta del bel voto gonfiato, da ottenere senza fatica, senza stress e senza frustrazioni. Non comprendono \u2013 non solo loro per la verit\u00e0 \u2013 che la prodigalit\u00e0 valutativa, essendo una finzione, \u00e8 non soltanto diseducativa, ma mortificante sia per il mittente sia per il destinatario.<br>Hanno recepito l\u2019idea che la scuola debba essere ritagliata come un abito su misura addosso al loro figlio (peccato che questo cambi taglia ogni momento, perch\u00e9 cresce e matura, per fortuna). La personalizzazione viene spacciata <em>urbi et orbi<\/em> come un salto di qualit\u00e0 necessario, quando invece conduce da un lato alla paralisi didattica, dall\u2019altro alla medicalizzazione delle fragilit\u00e0 \u2013 per cui qualsiasi ostacolo non \u00e8 pi\u00f9 qualcosa da superare, da vincere, per conquistare un traguardo, ma semplicemente qualcosa da rimuovere dal percorso. \u00c8 chiaro che a queste condizioni il cosiddetto \u201csuccesso formativo\u201d non pu\u00f2 che essere garantito. Ma a che prezzo? Al prezzo di abbassare sempre pi\u00f9 obiettivi e risultati e di rinchiudere l\u2019alunno nel proprio bozzolo abbandonandolo a se stesso. Con il fenomenale risultato che le sue fragilit\u00e0 si cronicizzeranno (ora per giunta si fisseranno algoritmicamente nella memoria indelebile delle banche dati) e le sue potenzialit\u00e0, non stimolate, si deprimeranno sul nascere.<br>\u00a0<br>\u00c8 questo, oltretutto, il modo migliore \u2013 il pi\u00f9 subdolo: si chiama \u201cinclusione\u201d \u2013 per rompere l\u2019ascensore sociale, cio\u00e8 per far perdere alla scuola la sua funzione essenziale di assicurare la mobilit\u00e0 sociale. Perch\u00e9 l\u2019egualitarismo dell\u2019ignoranza interno alla scuola si traduce fatalmente al suo esterno in differenziazione classista (Gramsci, che ci aveva visto molto lungo, parlava al proposito di divisione in <em>caste<\/em>) e lo <em>status<\/em> della famiglia di provenienza diventa pi\u00f9 decisivo che mai per il destino degli alunni.<br>\u00a0<br>Non sono, queste, considerazioni astratte. Chi ha a che fare con l\u2019ambiente scolastico sa come sia sempre pi\u00f9 frequente che gli studenti approdino alle medie, o anche alle superiori, senza saper impugnare la penna e prendere appunti; senza riuscire a mantenere l\u2019attenzione se non per un tempo molto fugace; senza essere in grado di afferrare periodi complessi ma, ancor prima, senza comprendere il significato delle parole che eccedano un corredo sempre pi\u00f9 scarno. Sopravvive un solo modo verbale, l\u2019indicativo, con giusto un paio di tempi.<br>L\u2019italiano della nostra tradizione letteraria sta diventando di fatto una lingua straniera: \u00e8 sempre meno accessibile, a tratti del tutto incomprensibile. E non ci si riferisce all\u2019italiano di Dante o di Machiavelli, ma a quello di Pascoli, di d\u2019Annunzio, di Manzoni (lo lamentava, ancora negli anni \u201980 del Novecento, Alfonso Traina, e chiss\u00e0 cosa direbbe ora).<br>Queste debolezze strutturali, diffuse e ingravescenti, ostacolano la produzione orale e scritta, e condannano troppo spesso gli alunni al silenzio e alla pagina bianca. Con tutta la frustrazione che ne deriva.<br>\u00a0<br>Lungo la china percorsa da decenni, il laboratorio della pandemia ha segnato indubbiamente un cambio di passo. Dopo l\u2019isolamento forzato e l\u2019esperienza devastante della DAD, alle voragini cognitive si \u00e8 sommato un pregiudizio psicofisico generalizzato: gli studenti sono rientrati in aula pi\u00f9 arrugginiti e inselvaggiti che mai, regrediti, profondamente provati dalla deformazione protratta dei ritmi della loro quotidianit\u00e0, dalla immersione telematica in apnea, dalla prolungata desuetudine allo studio, dalla espropriazione di quel contesto vitale, fisico e partecipato, che la classe costituisce in modo infungibile.<br>Il rapporto UNESCO del 2023 che esamina gli \u201ceffetti avversi\u201d della chiusura delle scuole e dell\u2019uso assorbente delle tecnologie educative si intitola significativamente <em>An ed tech tragedy<\/em>.<br>\u00a0<br>Insomma, la cattivit\u00e0 ha fatto da detonatore a problemi preesistenti. Ma l\u2019esperimento \u00e8 servito per incrementare, normalizzare e legittimare l\u2019invasione selvaggia del digitale dentro un luogo che, all\u2019opposto, avrebbe dovuto esserne preservato e semmai bonificato. Subito dopo la parentesi emergenziale, le scuole sono state inondate dei soldi del PNRR da spendere in materiale tecnologico (peraltro soggetto a rapidissima obsolescenza) in ossequio a ferree condizionalit\u00e0 e a una tabella di marcia incalzante \u2013 la fretta, si sa, \u00e8 un espediente impareggiabile per azzerare il tempo della riflessione.<br>Dal canto loro, i pi\u00f9 giovani hanno guadagnato un alibi istituzionale per avallare la dipendenza dal dispositivo informatico, e pazienza se questo funzioni anche da idrovora di informazioni personali, da braccialetto elettronico, da profilatore, da spacciatore continuo di spazzatura fluttuante nell\u2019etere.<br>\u00a0<br>Non occorrono certo studi scientifici particolari \u2013 per quanto ce ne siano a bizzeffe, e siano dirimenti \u2013 per capire ci\u00f2 che \u00e8 autoevidente: ovvero che le funzioni, sia fisiche sia cerebrali, appaltate precocemente a una protesi, peraltro cos\u00ec potente, o sono inibite a priori, oppure si atrofizzano. Peccato che si tratti di funzioni non marginali, ma letteralmente fondanti.<br>\u00a0<br>Se gi\u00e0 da tempo i libri di testo (ci\u00f2 che ne rimane) sono sempre pi\u00f9 zeppi di immagini (oltre che di errori) e vuoti di parole, e le poche parole sono ridotte a slogan, ora vengono sovente sostituiti dai tablet, e la penna dalla tastiera. Si perdono l\u2019abitudine alla lettura e l\u2019abilit\u00e0 della scrittura, che costituiscono la base ideale e materiale di tutta attivit\u00e0 scolastica. Non \u00e8 un caso che la scrittura, insieme alla grammatica e alle lingue dotte, sia sempre stata fonte di grave imbarazzo per la pedagogia progressiva: i suoi adepti, incantati dalla modalit\u00e0 di apprendimento del primo linguaggio orale (poich\u00e9 \u00e8 vero che il bambino impara a proferire le sue prime parole spontaneamente per imitazione), restano intrappolati nell\u2019equivoco che il linguaggio <em>tout court<\/em> si apprenda spontaneamente, per istinto e senza fatica.<br>Non \u00e8 cos\u00ec. Gi\u00e0 gli antichi avevano capito come il linguaggio umano si dispieghi su due livelli: quello del lessico, cio\u00e8 il sistema di segni; e quello del discorso, il \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 (logos). I \u03b3\u03c1\u03ac\u03bc\u03bc\u03b1\u03c4\u03b1 (gr\u00e0mmata, le lettere, ci\u00f2 che \u00e8 scritto) sono la struttura elementare, atomica, del linguaggio, il suo elemento indivisibile: stanno dentro la voce (\u1f10\u03bd \u03c4\u1fc7 \u03d5\u03c9\u03bd\u1fc7: en t\u00e9 phon\u00e8) e rendono la voce significante, intellegibile, appunto in quanto scrivibile.<br>La <em>scrittura <\/em>\u00e8 dunque un atto consapevole e volontario, che richiede esercizio, e che man mano libera il linguaggio dagli errori legati all\u2019imitazione espandendo la sua orbita lessicale e sintattica.<br>Oggi l\u2019arte dello scrivere a mano \u2013 in particolare della scrittura corsiva \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 coltivata. Insieme alla manualit\u00e0 fine, viene cos\u00ec inibita tutta la vasta gamma di attitudini che si sviluppa esercitandola, a partire dalla <em>memoria<\/em> (in russo si dice \u0440\u0443\u043a\u0430 \u043f\u043e\u043c\u043d\u0438\u0442, ruk\u00e0 p\u00f2mnit, \u201cla mano ricorda\u201d, per sottolineare come la mente si appropri del concetto anche attraverso il corpo, attraverso la memoria muscolare che passa per la mano). Tra l\u2019altro, la grafia \u00e8 un connotato unico e distintivo del suo autore e il toglierla di mezzo a scuola rappresenta una via maestra verso la <em>spersonalizzazione<\/em> e l\u2019omologazione.<br>\u00a0<br>A ben vedere, la scrittura \u00e8 uno degli elementi in cui si radica la distinzione tra uomo e animale. L\u2019argomento \u00e8 stato approfondito dal prof. Agamben nel suo recente saggio <em>La voce umana<\/em> (<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822921017\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Edizioni Quodlibet, 2023<\/a>). Anche l\u2019animale, infatti, possiede un linguaggio. Ma il linguaggio umano, a differenza di quello animale, non \u00e8 un mero flusso di suoni. Esso consta dell\u2019elemento costitutivo della grafia, che lo sposta da un piano sensoriale a un altro: dal binomio voce-orecchio, a quello mano-occhio. Permette di \u201cvedere la voce\u201d, di leggerla. Pi\u00f9 in generale, permette di oggettivare la lingua, di articolarla e, quindi, di dominarla. Separandola da s\u00e9, l\u2019uomo ha fatto della sua lingua uno straordinario strumento di conoscenza, proprio perch\u00e9 con lo scritto pu\u00f2 lasciare traccia di s\u00e9: pu\u00f2 fissare il suo messaggio e, fissandolo, pu\u00f2 tramandarlo.<br>\u00a0<br>Alla luce di questi pur sommari rilievi, non si pu\u00f2 non pensare a quali ricadute abbia il togliere di mezzo a scuola il magistero e l\u2019esperienza della scrittura, la consuetudine col segno e con il processo di astrazione che al segno \u00e8 collegato; e l\u2019esercizio della parola, che \u00e8 simbolo (da \u03c3\u03c5\u03bc\u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03c9, symb\u00e0llo, unisco), ci\u00f2 che appunto <em>unisce l\u2019uomo<\/em> sia alla cosa significata, sia ai suoi simili coi quali la condivide.<br>\u00a0<br>Il danno che si causa negando tutto questo si misura anche se si considera come tanto per l\u2019apprendimento della lingua materna quanto per quello del linguaggio matematico (\u00e8 dimostrato chei due sono intimamente correlati) esista una finestra temporale di opportunit\u00e0, un periodo dentro il quale la natura ha posto una particolare sensibilit\u00e0 a fissare i segni e i suoni, ovvero le parole e la musicalit\u00e0 della lingua, a stamparli nella memoria. Passata questa fase, diventa difficile recuperare il terreno perduto.<br>E ancora, a proposito di lingua madre \u2013 e della acquisizione graduale della capacit\u00e0 di dominarla, di modularla, di distinguerne i diversi registri, di scoprire in ogni lemma uno scrigno di senso e di saperci mettere mano \u2013, si pensi per contrasto alla moda del CLIL (che consiste nell\u2019insegnamento in inglese delle materie diverse dall\u2019inglese), una metodologia introdotta dalla \u201cbuona scuola\u201d e oggi spinta con valanghe di denaro dal PNRR insieme all\u2019alluvione digitale. Essa rappresenta uno straordinario veicolo di erosione della nostra lingua (e della civilt\u00e0 che vive dentro la sua lingua) e un micidiale strumento di colonizzazione linguistica: costituisce un avallo alla superficialit\u00e0 e approssimazione espositiva e, di riflesso, contenutistica. \u00c8 la rivincita del maccheronismo.<br>\u00a0<br>Si diceva anche del fattore tempo, nel senso che ogni tipo di apprendimento ha il suo momento ideale. Ma non solo. Ogni apprendimento richiede un congruo tempo di assimilazione: la strada lenta e paziente della formazione non ammette troppe scorciatoie. Sempre per contrasto, si pensi allora all\u2019altra moda della riduzione a quattro anni delle scuole superiori, come se ci\u00f2 che si \u00e8 sempre studiato in cinque anni, integrandosi peraltro a un percorso di crescita e maturazione complessive, possa essere strizzato e ingurgitato in quattro. Un po\u2019 come la storia del letto di Procuste.<br>C\u2019\u00e8 un simpatico passaggio di Proclo, che \u00e8 la fonte principale su cui si fonda la storiografia di Euclide: \u00e8 Proclo a collocare Euclide al tempo del primo Tolomeo e a dirci che fu discepolo di seconda generazione di Platone. Egli, nel suo <em>Commento a Euclide<\/em> (II, 68) scrive: \u00absi racconta che Tolomeo una volta gli chiese (chiese a Euclide, <em>ndr<\/em>) se non ci fosse una via pi\u00f9 breve degli Elementi per apprendere la geometria; ed egli rispose che per la geometria<strong> non esistevano vie fatte per i re<\/strong>\u00bb.<br>\u00a0<br>Anche la matematica \u00e8 un linguaggio che si nutre di segni, di scrittura, di parole, di astrazione.<br>Oggi l\u2019enfasi sugli STEM implica, e allo stesso tempo induce, una contrapposizione del tutto pretestuosa tra materie scientifiche e materie umanistiche; nell\u2019orizzonte pedagogico asfittico di cui si \u00e8 detto finora, la matematica, la fisica e le scienze sono degradate a mera pratica laboratoriale e sottratte all\u2019astrazione e alla teoria; quando invece \u2013 non meno della filologia o della storia \u2013 sono anch\u2019esse forme del contegno teoretico. Fausto Di Biase, che \u00e8 un matematico, spiega: \u00abAvere abbandonato lo studio serio della geometria euclidea e avere giovani immersi nella dimensione puramente visuale a discapito di quella simbolica e verbale, a discapito in particolare del ragionamento ipotetico deduttivo che esige il rigore della dimostrazione, ecco, tutto questo gi\u00e0 significa essere \u201canti-matematici\u201d\u00bb.\u00a0<br>Abolendo la prospettiva storica dei saperi, si recidono le radici, indissolubilmente intrecciate, della matematica e della filosofia, delle scienze, dell\u2019arte e della letteratura; radici che affondano nello stesso humus, fertile e geniale, nel quale vissero Pitagora, Anassimandro, Platone, Euclide, Archimede.<br>\u00a0<br>Esiste quindi un legame inscindibile tra linguaggio e pensiero, tra categorie grammaticali e categorie logico-filosofiche. La stessa matematica, come si \u00e8 visto, \u00e8 impensabile al di fuori del linguaggio e di categorie logico-filosofiche. E le nostre strutture grammaticali \u2013 sempre per via di quelle ascendenze \u2013 riprendono la terminologia aristotelica: per noi, cio\u00e8, l\u2019alfabeto del pensiero sono le categorie della lingua greca.<br>Non \u00e8 un caso che da tempo si cerchi di uccidere il liceo classico, dipinto come una sorta di monumento all\u2019inutilit\u00e0 da svecchiare e professionalizzare con curvature fantasiose e altre improbabili trovate. Ce la faranno, probabilmente, ad ammazzarlo. Il colpo di grazia sar\u00e0 inferto dall\u2019orientamento vincolante, prossima barbara frontiera, semplicemente perch\u00e9 non vi si orienter\u00e0 pi\u00f9 nessuno, e cos\u00ec morir\u00e0 per asfissia.<br>Perch\u00e9 sarebbe un delitto? Perch\u00e9 il liceo classico possiede l\u2019esclusiva dello studio della lingua greca, chiave di accesso a un deposito di pensiero e di sapere irrinunciabile. Al miracolo compiuto dai greci noi dobbiamo non soltanto modelli letterari eterni, ma anche la matematica sistematizzata da Euclide, la scienza della natura dell\u2019epoca l&#8217;ellenistica, la filosofia di Platone e di Aristotele. Senza contare che oggi, nemmeno ce ne rendiamo conto, ma nel linguaggio quotidiano parliamo greco (oltre che latino) e saper risalire all\u2019etimo delle parole \u00e8 ci\u00f2 che permette di usarle comprendendo cosa davvero le abita (\u1f14\u03c4\u03c5\u03bc\u03bf\u03c2, \u00e8tymos, significa \u201cvero, reale\u201d).<br>Un esempio tra gli innumeri che si potrebbero fare, giusto per rimanere in tema: il ramo della scienza che si occupa dello studio e della fabbricazione degli strumenti magici capaci di scimmiottare alcune funzioni del cervello umano, \u00e8 detto \u201ccibernetica\u201d. Il \u03ba\u03c5\u03b2\u03b5\u03c1\u03bd\u03ae\u03c4\u03b7\u03c2 (kybern\u00e8tes) \u00e8 il timoniere. La<em> <\/em>\u03ba\u03c5\u03b2\u03b5\u03c1\u03bd\u03b7\u03c4\u03b9\u03ba\u03ae<em> <\/em>(\u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7: kybernetich\u00e9 t\u00e8chne) \u00e8 l\u2019arte di governare la nave. \u00c8 il greco a dirci che abbiamo a che fare con un fenomeno di sostituzione al timone della nostra nave: che stiamo cedendo questo timone a una guida aliena, meccanica, che erode la nostra libert\u00e0 di decidere la rotta, intacca il nostro libero arbitrio, orienta e condiziona la nostra vita nella logica di un controllo sempre pi\u00f9 penetrante e pervasivo.<br>\u00a0<br>Ecco perch\u00e9 il primo dei servizi che la scuola dovrebbe onorare, a maggior ragione di fronte all\u2019irruzione di tecnologie tanto sofisticate e invadenti (di fronte al sempre pi\u00f9 aggressivo non-pensiero algoritmico), \u00e8 proprio quello di coltivare il linguaggio, chiave di accesso a un patrimonio inestimabile (e indisponibile) di scienza, arte, letteratura, che non va certo ascritto semplicisticamente alla categoria del passato, bens\u00ec a quella del durevole, dell\u2019eterno.<br>Senza la parola infatti non c\u2019\u00e8 <em>comunicazione<\/em>, col suo valore catartico: sapersi esprimere e saper comprendere gli altri \u00e8 ci\u00f2 che permette di uscire dal proprio guscio autoreferenziale superando la limitatezza e l\u2019istintivit\u00e0 della propria esperienza contingente.<br>Ma, prima ancora, senza la parola non c\u2019\u00e8 <em>ragionamento<\/em>. Nello sforzo di parlare, di leggere, di scrivere, cova il seme della libert\u00e0 \u2013 dove libert\u00e0 \u00e8 il sapersi emancipare da visioni settarie e parziali, imposte <em>ab extra<\/em>, per imparare ad analizzare e interpretare autonomamente la realt\u00e0.<br>Oggi, al contrario, la scuola fornisce contenuti ideologici preconfezionati, oltretutto prescrittivi: tende a imporre stili di vita e modi di pensare conformi, impartisce lezioncine morali sottoforma di educazioni omologate. Si fa ripetitore dei media, appropriandosi degli stessi slogan, della stessa iconografia, degli stessi codici corrivi. Cos\u00ec, oltre a svuotarsi dei contenuti fondamentali, imbocca una preoccupante deriva autoritaria.<br>\u00a0<br>Solo recuperando la sua sostanza culturale attraverso l\u2019uso della parola vera, della parola che mantiene la presa sulla realt\u00e0 che designa (e che \u00e8 il contrario esatto della barbarie degli slogan), la scuola pu\u00f2 tornare a essere vivaio e palestra di libert\u00e0, e pu\u00f2 restituire ai pi\u00f9 giovani, insieme alla cognizione della realt\u00e0 e insieme al senso delle dimensioni che servono a prendere le misure della realt\u00e0 \u2013 comprese l\u2019altezza, la profondit\u00e0, la distanza \u2013 anche una solidit\u00e0 interiore andata quasi completamente distrutta. Perch\u00e9, al contrario di ci\u00f2 che affermano tanti melensi luoghi comuni, l\u2019incapacit\u00e0 della scuola di abituare i giovani a un lavoro impegnativo e sensato esaspera la loro fragilit\u00e0 psicologica.<br><br>Il professor Agamben, in un suo articolo del 2023 (intitolato <em>Virgole e fiamme<\/em>), scrisse tra l\u2019altro: \u00abGli uomini hanno nel linguaggio la loro dimora vitale e se pensano e agiscono male, \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 innanzitutto viziato il rapporto con la loro lingua. Noi viviamo da tempo in una lingua impoverita e devastata, [\u2026] ridotta a un piccolo numero di frasi fatte; il vocabolario non \u00e8 mai stato cos\u00ec stretto e consunto, il frasario dei media impone ovunque la sua miserabile norma, nelle aule universitarie si tengono lezioni in cattivo inglese su Dante: come pretendere in simili condizioni che qualcuno riesca a formulare un pensiero corretto e ad agire in conseguenza con probit\u00e0 e avvedutezza? Nemmeno stupisce che chi maneggia una simile lingua abbia perso ogni consapevolezza del rapporto tra lingua e verit\u00e0 e creda pertanto di poter usare secondo il suo tristo profitto parole che non corrispondono pi\u00f9 ad alcuna realt\u00e0\u2026\u00bb.<br><strong>\u00a0<\/strong><br>Infine, non si pu\u00f2 non citare l\u2019attacco del Vangelo di San Giovanni:<strong> \u00ab\u1f18\u03bd \u1f00\u03c1\u03c7\u1fc7 \u1f26\u03bd \u1f41 \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2<\/strong>, \u03ba\u03b1\u1f76 \u1f41 \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 \u1f26\u03bd \u03c0\u03c1\u1f78\u03c2 \u03c4\u1f78\u03bd \u03b8\u03b5\u03cc\u03bd, \u03ba\u03b1\u1f76 \u03b8\u03b5\u1f78\u03c2 \u1f26\u03bd \u1f41 \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2\u2026\u00bb\u00a0(\u00ab<strong>In principio era il Logos<\/strong>, ed il Logos era presso Dio, ed il Logos era Dio\u2026\u00bb)<em>.<\/em><br>E pi\u00f9 avanti: \u00ab\u2026\u039a\u03b1\u1f76 \u1f41 \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2 \u03c3\u1f70\u03c1\u03be \u1f10\u03b3\u03ad\u03bd\u03b5\u03c4\u03bf \u03ba\u03b1\u1f76 \u1f10\u03c3\u03ba\u03ae\u03bd\u03c9\u03c3\u03b5\u03bd \u1f10\u03bd \u1f21\u03bc\u1fd6\u03bd\u2026\u00bb<em> (<\/em>\u00ab\u2026e il Logos si fece carne, e venne ad abitare (lett: piant\u00f2 la sua tenda) in mezzo a noi\u2026\u00bb.<br>Per dire che la profondit\u00e0 di quanto sta accadendo sotto i nostri occhi \u2013 qualcosa di clamorosamente sottostimato e colpevolmente non indagato \u2013 \u00e8 tale da intaccare il nucleo duro della natura dell\u2019uomo, la cifra stessa dell\u2019umano.<br>Ecco perch\u00e9 non possiamo rassegnarci alla sostituzione alla guida della nostra nave, ma abbiamo il dovere assoluto di attrezzarci, e di attrezzare chi ci succede, per restare ciberneti di noi stessi e custodire il fuoco \u2013 che \u00e8 il <em>logos<\/em>, la parola, il simbolo.<br>I nostri figli, al traino della macchina e immersi nel fumo degli slogan incantatori, rischiano di perdere definitivamente l\u2019accesso al tesoro sedimentato lungo un passato grande e maestro. Ma solo da qui pu\u00f2 scaturire un futuro dove ancora brillino la luce della conoscenza e la forza della ragione. Per elevare <em>ad<\/em> <em>maiora<\/em>, verso cose pi\u00f9 grandi, chi avr\u00e0 l\u2019onore e l\u2019onere di viverlo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Testo della relazione al convegno&nbsp;<\/em>&#8220;<em><a href=\"https:\/\/asimmetrie.org\/eventi\/la-scuola-artificiale-eta-evolutiva-ed-evoluzione-tecnologica\/\">La scuola artificiale. Et\u00e0 evolutiva ed evoluzione tecnologica<\/a><\/em>&#8220;, <em>svoltosi a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, il 10 luglio 2024.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche decennio a questa parte la scuola italiana \u00e8 posseduta dal demone della innovazione: versa in uno stato di riforma permanente. \u00c8 sovraccarica, ormai [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9800,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[25,561],"topic":[],"expert":[329],"class_list":["post-9778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinions","tag-istruzione","tag-digitale","expert-elisabetta-frezza"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;eclissi della parola &#8211; 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