La sinistra è cieca, la destra no

Alberto Bagnai 24 March 2014

Il preoccupante successo elettorale della Le Pen ha un lato umoristico. Ieri Il Tempo titolava: “Affermazione a sorpresa del Front National”! Ma come: “sorpresa”? La vittoria della Le Pen era del tutto scontata, come risultato del fallimento annunciato di Hollande, nel quadro generale del suicidio della sinistra europea.

La situazione economica francese è preoccupante quanto e più di quella italiana. Se il tasso di disoccupazione è più basso di circa un punto rispetto al nostro, i conti pubblici lasciano a desiderare: la Francia rientrerà nel fatidico 3% solo nel 2015. L’indebitamento estero, azzerato qui da noi dalla cura Monti, rimarrà elevato in Francia per altri due anni. Insomma: l’economia francese, sostenuta dalla spesa pubblica (in violazione delle regole europee), è in una seria crisi di competitività. Non potendo riallineare il cambio con la Germania, la Francia deve ricorrere all’austerità: tagliare i redditi, per contenere quelle importazioni che le ridotte esportazioni non permettono più di finanziare.

Per Hollande questo era un percorso obbligato: il 6 maggio 2012 ironizzavo nel mio blog sull’entusiasmo della sinistra italiana che gridava vittoria, aspettandosi che il compagno Hollande avrebbe “battuto i pugni” sul tavolo. Non sarebbe successo perché non poteva succedere.

Il problema è noto: impedendo riallineamenti intraeuropei del cambio, l’euro condanna le economie in crisi alla deflazione salariale, all’austerità. Una cosa non proprio di sinistra, come notavo il 28 agosto del 2011 sul Manifesto online, pronosticando appunto il successo del Front National e delle altre destre europee. Che l’euro non lasci spazio di manovra alle forze progressiste oggi è ammesso (a mezze parole) solo da Stefano Fassina. Per il resto, la sinistra continua a saturare a colpi di slogan l’offerta di “sogni europei”, lasciando del tutto insoddisfatta la domanda di realtà che la crisi ha fatto esplodere.

Riposizionarsi è difficile, ma demonizzare l’avversario è senz’altro la scelta sbagliata. Dipingere gli elettori della Le Pen come estremisti xenofobi, e quelli della Lega come ubriaconi col casco vichingo in testa, etichettare il popolo come “populista” quando non va dove le élite vogliono che vada, si rivelerà un tremendo boomerang. Il risultato di questi tentativi strumentali di negare un dibattito necessario sull’uscita dall’euro sarà solo quello di lasciare gli elettori progressisti privi di una rappresentanza politica credibile quando l’inevitabile crisi si manifesterà.

Alberto Bagnai

Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2014

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